Incontro con l’equipaggio della Guardia Costiera che da Pescara, attorno al 20 agosto, salperà alla volta del Canale di Sicilia per prestare soccorso ai profughi che tentano di attraversare il Mediterraneo per trovare la salvezza in Europa

“Anche oggi si dorme domani”, un motto, quello dell’equipaggio della motovedetta 292 della Guardia Costiera, di stanza a Pescara, sotto il comando di Luciano Sebastio, che la dice lunga su come si vive in mare durante operazioni di soccorso ai migranti. Otto uomini pronti a dare la vita per salvarne altre, ognuno con la propria specializzazione, formati per resistere al mare in condizioni proibitive. Preparati per affrontare ricerche e soccorso d’altura, “possiamo contare su un’autonomia di 48 ore (960 miglia) – spiega Sebastio – grazie ad un natante di 25 metri, 59 tonnellate di dislocamento e tre motori per un totale di 3000 cavalli. Mangiamo, dormiamo (poco), viviamo alternandoci nelle cuccette per poche ore al giorno, garantendo la manutenzione h.24 del nostro mezzo e l’approvvigionamento di quanto necessario per vivere. Oltre a soccorrere i naufraghi – aggiunge – dobbiamo poter tornare a casa, possibilmente in buone condizioni”.

Per l’equipaggio non esiste la differenza tra il giorno e la notte: “Si mangia quando si può e quello che si riesce a preparare – spiega il Comandante – anche il dormire non supera le tre ore al giorno. E quando questo avviene per 78 giorni, come è accaduto in Grecia, senza un supporto logistico a terra, con la difficoltà di approvvigionamento del necessario, la fatica si sente. Ma la tensione è tanta perchè siamo consapevoli che ci sono vite da salvare. E non ci spaventiamo”. Sì perchè “quando ti si rovescia un barchino davanti e vedi bambini, donne e uomini in mare non puoi perdere tempo”, racconta Sebastio che spiega come “quando c’è mare le manovre sono molto delicate, non si può sbagliare nulla”.

fonte ansa

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