Violenti incendi alimentati dalle alte temperature e dai forti venti causati dal passaggio dell’uragano

C’è una seconda vittima causata dall’uragano Ophelia in Irlanda. Si tratta di un uomo di 30 anni che ha perso la vita mentre tentava con una motosega di tagliare un albero abbattuto dai fortissimi venti che superano i 150 chilometri orari. Il fatto è avvenuto a Cahir, nel sud dell’isola.

Paura in Gran Bretagna per l’uragano Ophelia. Un’anziana signora è la prima vittima della tempesta in Irlanda. La donna si trovava a bordo della propria auto nei pressi di Aglish quando un albero è precipitato sul mezzo uccidendola. Intanto oltre 120 mila abitazioni sono senza luce nel Paese mentre in Galles, dove la tempesta è attesa nelle prossime ore, è scattata in anticipo la chiusura della scuole per motivi precauzionali.

Si appesantisce intanto il bilancio delle vittime dei violenti incendi che hanno interessato alcune aree della Spagna e del Portogallo, causati dal passaggio dell’uragano, 31 persone sono morte in Portogallo. Tre invece le vittime nella Galizia spagnola. La protezione civile portoghese ha spiegato che altre 25 sono rimaste ferite, tra cui molti vigili del fuoco, per le fiamme, mentre nella Galizia spagnola tre persone hanno perso la vita, intrappolate in un’auto. 

I servizi di emergenza hanno registrato più di 500 incendi ieri, il numero più alto dell’anno in un solo giorno e il peggiore in oltre 10 anni. Nel giugno scorso, un rogo particolarmente violento aveva provocato la morte di 64 persone in Portogallo. Gli incendi di questi giorni sono alimentati, oltre che dai venti dell’uragano Ophelia, dalle temperature superiori alla media stagionale, sopra i 30 gradi, aggravate da una prolungata siccità. Entro oggi è previsto l’arrivo della pioggia, che dovrebbe alleggerire il lavoro dei vigili del fuoco.

 

Uragano Ophelia verso l’Irlanda del Nord, sale allerta – L’Irlanda allaccia le cinture e si prepara all’incontro con Ophelia, la tempesta tropicale divenuta uragano di categoria 3 nel suo cammino a ritroso attraverso l’Oceano Atlantico in direzione dell’Europa. Il Met Office, l’ufficio meteorologico britannico, ha elevato il livello di allerta ad ‘arancione’ (amber) per l’Irlanda del Nord, avvertendo senza giri di parole che aleggia – almeno sull’isola verde – lo spettro di una minaccia potenziale non solo a cose e a edifici, ma anche “alla vita delle persone”. I dati, in effetti, sono in evoluzione di minuto in minuto e la perturbazione viene tenuta d’occhio costantemente. La portata e l’intensità dell’impatto andranno pertanto verificate in concreto nelle prossime ore.

 

Ma l’immagine proiettata dai satelliti fa una certa impressione, mentre Ophelia si avvicina, sfiorando l’arcipelago portoghese delle isole Azzorre, accompagnata da raffiche di vento, rinforzatesi nel pomeriggio domenicale da 113 fino a circa 145 chilometri orari. Un vento che la sospinge verso nord-est. Il contatto con l’Ulster è ora previsto nella seconda metà di lunedì, seguito a stretto giro dal probabile incontro con la terraferma anche in Inghilterra sudoccidentale e settentrionale (Londra risulta fuori tiro), sulle coste del Galles e su parte della Scozia.

In Gran Bretagna tuttavia lo stato d’allerta è al momento di color ‘giallo’, meno severo del temibile pericolo ‘arancione’ (il secondo nella scala dei fenomeni meteo dopo il classico allarme rosso) segnalato per diverse contee irlandesi, soprattutto settentrionali. In Irlanda è stato convocato intanto un comitato d’emergenza nazionale incaricato di assumere misure precauzionali. L’ora X è calcolata a partire dal primo pomeriggio, con una coda meno intensa estesa fino a martedì 17.

Il meteorologo Alex Burkhill, citato dall’Evening Standard, non esclude che, al contatto con la terra, l’uragano possa “indebolirsi” e “ridursi a tempesta extratropicale”. Ma le cautele restano d’obbligo. L’allarme arancione significa possibili danni alle linee elettriche, interruzioni ai trasporti e alle reti di telefonia mobile, talora alberi sradicati o tetti scoperchiati, con il conseguente rischio di detriti proiettati qua e là. Quindi in grado di colpire e uccidere in teoria anche esseri umani.

Il fenomeno in Europa è relativamente inusuale. Ma nelle Isole britanniche non é stato dimenticato il precedente del ‘Great Storm’ dell’ottobre 1987 – 30 anni fa esatti -, quando una violenta perturbazione atlantica toccò le coste di vari Paesi del vecchio continente: investendo in primis proprio il Regno, dove le devastazioni furono pesanti (un miliardo di sterline dell’epoca) e dove si contarono 18 dei 22 morti complessivi.

fonte ansa

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