di GIORGIA FIENI  – Ogni giorno apriamo frigo e dispensa per decidere di cosa nutrirci. E anche se sono ricolmi di cibo inevitabilmente ci domandiamo come mai non ci sia niente atto a soddisfare i nostri desideri.
Questo perché non siamo capaci di “mangiare bene”, ovvero con pasti sufficientemente in grado di saziarci. La teoria vorrebbe che “misurassimo” carboidrati, grassi, proteine e sali minerali (ci sono delle app apposite, comunque, oltre che le etichette da leggere) in modo che il fisico sia in grado di avere a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno per garantirci salubrità, ma un eccessivo controllo non soddisfa il gusto e non dà soddisfazione. Perciò di solito ci concentriamo su questi aspetti, saltiamo i pasti o li sostituiamo con pietanze pronte e inevitabilmente perdiamo la sazietà che ci farebbe arrivare a quello successivo con minori “languorini”.
Una soluzione potrebbero essere i Tine Food: ricette che occupano lo spazio di una falange e per la cui preparazione tutto viene pesato in chicchi, fiocchi, schegge e dadini. Occorre una precisione millimetrica per prepararli ma, una volta pronti, sono dei mini bocconi di certo più completi di una semplice caramella.
Un’altra riguarda la pianificazione dei pasti e un’attenzione a certi aspetti psicologici. Per esempio non fare la spesa quando si è affamati (si ha la tendenza a comprare più junk food – perciò bisogna anche evitare confezioni che mostrano ricette troppo appetitose, tipo i dolci con troppa glassa, per esempio) oppure ricordarsi cosa si è mangiato in modo da compensare il nostro eventuale abbuffarci ma anche, più semplicemente, controllare la dimensione del piatto e del tavolo (per stabilire bene le porzioni), non mangiare davanti alla televisione accesa (si ha la tendenza ad ingerire maggior quantità di cibo in tempi più brevi) e stabilire orari precisi in cui fare colazione, pranzare, cenare o consumare gli spuntini.
Le scelte, consapevoli o meno, sono quindi ciò che influenzano il nostro comportamento alimentare e che aprendo il frigo e la dispensa ci permettono di scegliere o di non scegliere qualcosa, ma, come ha affermato David Just, professore di economia comportamentale alla Cornell University di New York: “Ci piace pensare di essere fatti in modo tale da ponderare e controllare cosa e quanto mangiamo. Ma la verità è che siamo fatti per mangiare tutte le volte che ne abbiamo l’opportunità. In questo senso, non siamo poi tanto diversi dai cani”.

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