L’affluenza alle urne alle presidenziali russe è stata indicativamente attorno al 63,7%

L’obiettivo, scontato, era vincere. Ma alla fine Vladimir Putin stravincerà. Quando i seggi scrutinati sono ben oltre la metà, infatti, lo zar gode di più del 75% delle preferenze – e tutti gli altri sfidanti arrancano nella polvere, con percentuali a singola cifra. A salvarsi è solo il comunista ‘col Rolex’ Pavel Grudinin, l’unico in grado di superare la soglia del 10%.

“Vi ringrazio: il successo è il nostro destino”, ha detto Putin parlando alla folla riunita al Maneggio, a due passi dalla Piazza Rossa, nella gelida notte moscovita. Il risultato, per quanto cercato con attenzione dagli specialisti del Cremlino, senz’altro è stato influenzato dallo scontro con Londra sul caso dell’ex agente dell’intelligence di Mosca Serghei Skripal. Il portavoce della campagna elettorale di Putin, Andrei Kondrashov, non s’è tenuto e ha ringraziato pubblicamente il premier britannico Theresa May per aver fatto impennare l’affluenza. “Ancora una volta la Gran Bretagna non ha capito la mentalità della Russia: se ci accusano di qualcosa in modo infondato, il popolo russo si unisce al centro della forza e il centro della forza oggi è senz’altro Putin”.

Il ‘presidentissimo’, parlando al suo comitato elettorale, per la prima volta è intervenuto sulla questione e ha definito “una sciocchezza” ritenere la Russia colpevole della morte di Skripal a pochi giorni dalle elezioni e prima della coppa del mondo. L’affluenza, dicevamo. E’ l’altro corno dell’ormai celebre ‘formula della rielezione’ elaborata – dicono i rumors – dal vice capo dell’amministrazione presidenziale, Serghei Kirienko. Ovvero il 70% delle preferenze con almeno il 70% dell’affluenza. Che, però, forse non raggiungerà il target designato: secondo le stime del centro demoscopico statale Vtsiom, infatti, potrebbe anche fermarsi al 63,7%. Ma questo si saprà solo quando verranno pubblicati i dati ufficiali.

L’effetto-Skripal, ad ogni modo, si è senz’altro visto nel voto dei russi residenti all’estero, con file lunghissime davanti alle missioni diplomatiche (comprese Milano e Roma, dove sono addirittura finite le schede elettorali). In Ucraina, invece, i russi non hanno potuto votare poiché le forze di sicurezza hanno piantonato consolati e ambasciata. Il ministero degli Esteri l’ha definita una mossa “illegale” e la Commissione Elettorale ha promesso di lamentarsi ufficialmente con l’Onu e altre organizzazioni internazionali. Kiev è particolarmente furiosa con il Cremlino poiché ha organizzato le elezioni proprio nel giorno del quarto anniversario dell’annessione della Crimea, che per la prima volta dal contestato referendum del 2014 ha potuto votare alle presidenziali. E qui – stando agli scrutini preliminari – Putin è risultato vittorioso con percentuali nordcoreane superiori al 90%.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea. Tutto regolare? La Commissione Elettorale Centrale guidata da Ella Pamfilova sostiene ovviamente di sì. Come pure l’associazione indipendente Golos, che da anni monitora le elezioni in Russia. Il suo co-presidente, Grigory Melkoniants, all’ANSA ha confermato che le segnalazioni dei brogli sono “in diminuzione” rispetto a passato.

Non la pensa così però Grudinin, il primo degli sconfitto, che ha liquidato le elezioni come “le più sporche nel territorio dell’ex Unione Sovietica: purtroppo ha avuto ragione Alexei Navalny”. Ovvero il convitato di pietra di questa tornata elettorale. Mentre era in diretta su YouTube, il blogger e oppositore, che ha disseminato in giro per la Russia i suoi osservatori, ha ricevuto una visita a sorpresa di Ksenia Sobchak, la ‘Paris Hilton’ russa autonominatasi candidata dell’ opposizione, che ha da poco fondato un nuovo partito con il noto ex deputato indipendente Dmitri Gudkov.

“Alexei – lo ha esortato – cooperiamo dopo le elezioni, facciamolo per i nostri sostenitori”. L’avesse mai fatto. Navalny ha risposto in modo rabbioso. “Se pensi che io possa credere alle tue menzogne sull’unire l’opposizione, la risposta è no: tu sei parte dell’operazione che mi ha escluso dalle elezioni, sei disonesta e ipocrita”. La gustosissima zuffa è andata avanti per mezz’ora. Putin intanto veleggiava sereno verso il quarto mandato: ormai zar al cubo. Il risultato promette di essere il più consistente mai raggiunto da un presidente nella storia moderna della Russia.

fonte ansa

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