Mentre sulla Siria piovono missili e scoccano subito scintille insospettabili fra Trump e Macron, il Putiniano Salvini e il nuovo europeista di Maio si dilettano a farsi fotografare a Vinitaly fra assaggi e degustazioni varie.

Quasi a dire che di quanto sta accadendo fuori dai padiglioni della Fiera di Verona a loro proprio non riguarda e il loro tempo libero, questa volta su mandato del popolo sovrano, invece di impiegarlo a cercare soluzioni per uscire da un’ impasse imbarazzante e dannosa per il Paese, preferiscono impiegarlo in libagioni a scrocco, appena condite da qualche commento, ovviamente da bar.

L’esempio per l’italiano medio, già poco incline ad occuparsi di ciò che non sia il proprio orticello, non è certamente fulgido.

Da due aspiranti premier ( la lettera minuscola è d’obbligo) ci si sarebbe aspettata una maggior compostezza, la decenza della sobrietà in ogni senso e, almeno, un’attenzione necessaria alla realtà che incalza.

Invece come due novelli Alfredo, libano nei lieti calici.

E la nostra fuggevole ora di italietta da pizza e mandolino diviene, velocemente, il nostro granitico destino.

Cecilia Tanzi

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