Published On: Mer, Set 26th, 2018

Bimbi felici: i 3 segnali per capire se un bambino è felice

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Un bambino felice crescerà in modo armonico e diventerà un adulto soddisfatto. Ma si può rinchiudere la felicità in soli tre punti? Assolutamente no, anzi, essere felici è un lavoraccio! Però, se ogni bambino infelice è infelice a modo suo – parafrasando Tolstoj – tutti quelli sereni si assomigliano. Ecco tre caratteristiche che identificano un bambino felice.

Primo segnale: va alla ricerca di nuove sfide e attività

Tutti i bambini desiderano padroneggiare il mondo e le situazioni. Si tratta di una motivazione primaria, insita in tutti gli esseri umani. Un bambino che vive in cerca di sfide è appagato, si sente sicuro di sé al punto di mettersi alla prova. Questo significa che la sua autostima si sta sviluppando forte e che non avrà timore di mettersi in gioco.

L’autostima è sinonimo di felicità? Non è l’unica componente, ma sicuramente indica un approccio positivo alla vita, ingrediente fondamentale per poter essere sereni.

Al contrario, bambini scoraggiati, demotivati o timorosi eviteranno le novità, cercheranno di consolarsi con semplici attività, nella speranza di ricevere consenso e mostrare, a sé e agli altri, il loro valore. Il bambino con bassa autostima difficilmente è sereno, in quanto vive col timore di essere giudicato e con il peso di far riconoscere le proprie qualità.

In pratica: Il bambino sicuro segue gli amici nei nuovi sport e in nuove esperienze; è propositivo e sempre in movimento. Si impegna in una sana competizione, riconoscendo il valore dell’esercizio e dell’allenamento. E’ un vero e proprio “vulcano”!

Secondo segnale: racconta volentieri quello che fa

Il racconto è uno strumento che i bambini hanno per rivivere e rielaborare le proprie esperienze. Saranno particolarmente contenti di raccontarvi ciò che hanno fatto durante la giornata, se è stato appagante. Una narrazione sana e serena è piuttosto obiettiva (non del tutto: ciascuno di noi interpreta i fatti in modo soggettivo; l’importante è che il racconto sia aderente alla realtà), ricca di particolari, mette in evidenza la componente emotiva e non nasconde gli errori.

Anche a casa, un bambino felice sarà orgoglioso di mostrare i propri disegni, i lavoretti, i giochi: è sicuro di riceverne un giudizio positivo, ma anche preziosi suggerimenti per migliorare sempre di più.

Bambini reticenti: un bambino che si rifiuta di raccontare quello che ha fatto, probabilmente ne soffre; questo è particolarmente vero per la scuola, ma anche per l’attività sportiva. La reticenza indica il desiderio di nascondere qualcosa, spesso la percezione della propria incapacità. Questa difficoltà di esprimersi deve essere trattata con attenzione: non si tratta necessariamente di una tragedia, ma è un indicatore che c’è qualcosa che non va.

Terzo segnale: è curioso, come una scimmietta

La curiosità di un bambino è legata al suo senso di efficacia, un po’ come la ricerca di sfide. Ragazzi felici si sentono artefici del proprio destino e fanno del loro meglio per imparare quanto più possibile.

Curiosità o diligenza? Spesso la curiosità viene confusa con il buon profitto scolastico, con la capacità di studiare. La curiosità può essere incanalata in mille direzioni, che non necessariamente ricalcano fedelmente i programmi scolastici. Ci sono segnali più importanti: il bambino curioso legge molto, cerca immagini degli argomenti che ne suscitano l’interesse, si informa, visita volentieri posti nuovi, fa sempre mille domande.

Se la risposta alle 3 domande sopra descritte è positiva, siamo sicuri di avere di fronte un bambino che crescerà libero e felice, che un giorno si metterà alla scoperta del mondo e uscirà vincitore dalla sfida della vita. Cercate di lavorare su tutti e tre i punti, in modo da rafforzare autostima, curiosità e piacere di raccontare: siate curiosi anche voi nei confronti della vita dei vostri bimbi, ricordandovi di non essere invadenti.
In caso di risposta negativa a una delle tre domande, nessun problema: il bambino è complessivamente sereno. L’importante è mantenersi positivi, educare alla felicità attraverso il buon esempio ed essere attenti osservatori; sarete voi stessi a scoprire e risolvere la causa del piccolo problema. Gli aspetti da affrontare nel corso dell’educazione sono moltissimi: riconoscere i propri limiti, imparare a non farsi condizionare dal giudizio esterno, vincere il timore degli altri. E’ normale che ciascuno abbia qualche chimera.

E se non fosse così? Non preoccupatevi: quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo (alla pari con l’insegnante, probabilmente) e non ci si deve mai scoraggiare. L’insicurezza è un po’ come l’anemia: necessita di una robusta cura ricostituente; ma si può rimediare, questa è la bella notizia! Nello specifico, sarà bene mostrare tutto il nostro affetto, utilizzandolo per rassicurare e incentivare alla sfida e alla curiosità. Aiutate il bambino a fare da solo (seguendo la massima montessoriana), proponetegli attività in cui sicuramente riesce bene e incoraggiatelo; alzate l’asticella giorno dopo giorno ma senza mai dare giudizi: il bambino deve sentirsi libero di sbagliare, al sicuro dalla critica. Nel giro di poco tempo noterete risultati positivi. Provate anche con il Gio-Coaching: la metodologia di allenamento di Portale Bambini. Potete iniziare qui.

Se le cose dovessero andare diversamente, allora può darsi che ci sia un problema latente: in questo caso sarà bene rivolgersi a uno specialista, pedagogista o psicologo.

www.portalebambini.it

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