Published On: Mer, Ott 24th, 2018

Ho voglia di qualcosa di buono

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Decidere dove pranzare o cenare a volte può essere un problema…ma può esserlo anche quando ci prende quell’improvvisa fame e vorremmo gustare qualcosa di sfizioso. Oggi posso aiutarvi proponendovi tutte le novità del mercato…pure quelle che avete già provato o che non proverete mai.
La Poke Bowl. Può essere uno snack ma anche un pasto completo, perché questa scodella hawaiiana è a base di riso marinato, pesce crudo e frutta tropicale, ma può essere variata con i propri alimenti preferiti…anche sostituendo il salato col dolce.
La birra avrà il sapore delle merendine: cereali, frutta, spezie, vaniglia, caffè e cioccolato. Saranno più morbide e particolari, ma non perderanno l’artigianalità che da sempre caratterizza la lavorazione di questa bevanda. Lo stesso dicasi per il vino, che in alcuni casi sarà blu zaffiro (arriva dalla Spagna, 11,5% gradi, dolce e un uvaggio con percentuali di La Rioja, Zaragoza, León e Castilla-La Mancha).
Il momento dell’aperitivo si arricchisce di infusi, recupero dei liquori tradizionali e mangiabevi in cui gli ingredienti dei liquidi diventano un solido da mordere e viceversa. Il momento colazione invece somiglia sempre di più ad un vero momento di ricarica: non solo grassi e zuccheri ma anche proteine e vitamine, magari con un buon smoothie a base di vaniglia, mirtillo, acqua di cocco, semi di chia, latte di mandorle, miele, cannella ed eventualmente polline (“Lo preferisco al caffè – ha dichiarato Meghan Markle – è molto più energizzante”).
Se vi saziate con un panino o un arancino potete cambiarne la ricetta aggiungendo carbone vegetale…susciterete di certo l’invidia di chiunque sia stanco del solito snack, proponendo una nota di colore che non passerà inosservata. Oppure provate con un burger dolce o al pesce: se avete soldi da spendere, farciti di percebs, crostacei dal sapore deciso e molto salmastro. E se siete ricchissimi, scegliete il prosciutto di cocomero: un’anguria trattata cinque giorni, affumicata otto ore e saltata in padella.
Per portafogli più “umani” ma menti aperte consiglio ibridi come il doughnut macaron, il bubble waffle e il sushi ice cream.
Ai veri coraggiosi infine ricordo l’aggiunta di insetti a tutto il menù: dai biscotti fino al panettone e al loro uso al posto delle patatine fritte. Ogni volta ve lo dico per abituarvi. Ci state riuscendo? Avete ancora voglia di qualcosa di buono?

La cucina è fatta di permessi ma anche di divieti. Ci sono spazi e ci sono tempi, ma anche procedure da rispettare, sia tecniche che legali…o di semplice convivenza.
Qualche anno fa fece molto scalpore la notizia che in Gran Bretagna era stata varata la proposta di non mangiare più popcorn al cinema così come la polemica sui bambini al ristorante (ce n’era uno che mise un cartello esplicito fuori dalla porta). A proposito: il Noma di Copenaghen, il cui chef René Redzepi era sulla bocca di tutti, dovette chiudere per un’intossicazione alimentare nel 2013…egli rispettò il divieto ma ha girato un documentario sull’intera vicenda che è stato poi premiato all’International Film Festival di San Sebastian. Ha trasformato un evidente problema in un successo. Perché causare fastidi di salute è uno di quei comportamenti che non devono essere accettati…mai. Ce ne sono altri però che possono capitare in un locale e diventare motivo di recriminazioni, anche legali: agli italiani non piacciono per esempio i posti rumorosi o avere il tavolo vicino alla toilette o alla porta, guardano le mani dei camerieri per valutarne la pulizia e spesso sono infastiditi dagli smartphone in bella vista e usati senza rispetto.
Sono informazioni importanti, di cui un gestore deve tener conto, oltre che della freschezza e stagionalità delle materie prime. Non si può improvvisare. Ecco perché le “cene a sorpresa”, i “cucina party” ecc. sono oggetto di legislazione e chi si occupa del nutrimento di un certo numero di persone dovrebbe essere un cuoco professionista, uscito dall’Istituto Professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera (il quale, visto il numero crescente di studenti, sta aumentando i propri indirizzi).
Quanto ai menù, il divieto, a parte le conclamate allergie e intolleranze, riguarda certe ricette e tecniche che hanno fatto il proprio tempo. Non mangiamo più la pasta con la panna perché troppo carica di grassi, il filetto al pepe verde perché abbiamo capito che è giusto variare i tagli di carne e profiteroles e panna cotta in quanto troppo calorici. Basta flambè che rischia di prendere fuoco tutto e via libera al vapore che aiuta anche la forma fisica. Il risotto allo champagne è un eccessivo simbolo di ricchezza in tempi di crisi: meglio puntare su quinoa, farro e orzo.
Non si tratta di impedire la libertà gastronomica, ma solo di mantenere la buona convivialità, che è la caratteristica principale e irrinunciabile del mondo alimentare.

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