Published On: Mer, Apr 24th, 2019

Contaminazioni

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di GIORGIA FIENI  – In una società in cui tutto cambia (la popolazione, le abitudini, l’approccio stesso alla vita) è inevitabile che anche la cucina sia preda di significative variazioni, creando contaminazioni tra vari settori prima incompatibili.
Tra dolce e salato. Se date un’occhiata ai menù stellati scoprirete che molti di quegli chef non terminano il pasto con un classico dessert, bensì con piatti in cui appaiono ingredienti che non ci saremmo aspettati di vedere in quel momento. Nicola Portinari per esempio serve un “Semifreddo al pepe verde con rapanelli, pimpinella e agrumi” e Marco Stabile “Olio Dolce: crumble all’olio extravergine di oliva, gelato alle olive taggiasche, crema di semolino e robiola all’olio, mousse al cioccolato bianco”. Ormai la delimitazione netta tra i sapori non esiste e aspro, acido e salato valicano il confine sempre più spesso (e viceversa, ovviamente).
Tra Oriente e Occidente. Salsa di soia, noodles, tamari, miso…sono parole praticamente di uso comune. Riusciamo a preparare in casa un pasto giapponese alla (quasi) perfezione. Nel nostro armadietto delle spezie ci sono prodotti non mediterranei e sappiamo perfettamente come bilanciarli. Nello stufato utilizziamo quasi più spesso latte di cocco che brodo. E tutto credo sia iniziato con un semplice raviolo: la pasta ripiena che così tanto caratterizza la cucina locale (specie emiliana ma pure di tutto il nord Italia) è comune anche in Oriente, per cui come primo passo verso la contaminazione siamo passati dal ripieno di carne e la bollitura alla farcitura di verdure e la cottura a vapore e da lì a continuare…senza essere ancora arrivati alla fine delle sperimentazioni.
Tra cocktail e cibo. Il drink da dopo pasto ormai è una ricetta vera e propria. Non si beve più solo un Mojito o un Negroni, ma un Pizza Margherita o un Sushisamba e i mixologist (non confondeteli coi bartender, mi raccomando) hanno appena aperto uno spiraglio chimico che porterà a risultati di certo inaspettati.
Non esistono dunque più confini. La cucina da sempre ci insegna ad essere aperti verso il nuovo e a non temerlo, ma ad accettarlo e integrarlo, perciò ”aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più” vale per gli ospiti ma anche per gli ingredienti.

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