Il prossimo anno Parma sarà la capitale italiana della Cultura e si presume che numerosi saranno i visitatori delle nostre opere d’arte o solamente semplici turisti che oltre a visitare i monumenti potranno pure addentrarsi nei parchi cittadini. C’è da sperare che costoro non abbiano necessità corporali impellenti perché troverebbero i parchi sguarniti di servizi igienici e così potrebbero toccare con mano l’incultura degli amministratori in fatto di logistica dei parchi.
Ma non è tutto, visitando i nostri parchi vi scoprirebbero altre anomalie che con la cultura del verde fanno a pugni. Molti sarebbero i casi da enumerare, mi fermo ad un singolo esempio che ogni mattina mi si presenta.
Abitando vicino al parco ex Eridania sono solito a passeggiare nel parco sorto nel luogo dell’ex zuccherificio. Un parco con molti alberi autoctoni come tigli, bagolari, platani, acacie, ecc. ma con in più un invidiabile gioiello naturale. Mi riferisco a vecchie vasche, se così le posso chiamare, che col tempo si sono riempite di alberi spontanei venendo a formare due oasi naturali molto suggestive. Purtroppo l’incultura del verde qui pare regni sovrana e così questi splendidi spazi sono lasciati nel più squallido abbandono. L’unico intervento che è stato fatto riguarda il taglio delle edere che da decenni stavano soffocando gli alberi ora diventate edere secche rimaste in loco. Per il resto desolazione: alberi secchi a terra o rimasti in piedi, ogni sorta di rifiuti buttati alla rinfusa, disordine generale, col pericolo che qualche scintilla vagante scateni un incendio che distruggerebbe tutto.
C’è da chiedersi: l’assessore al verde non è mai capitato da queste parti? Non si rende conto che questi ecc. come si vedono nei parchi delle città civili? Perché abbandonare al disordine spazi eccellenti dal punto di vista naturalistico? E mi chiedo: le varie leghe dell’ambiente queste cose non le vedono, oppure si servono solo delle loro associazioni per fare politica personale?
Città della cultura non è solo opere d’arte, mettendovi pure l’arte culinaria, ma è pure cultura del paesaggio, degli spazi verdi, cura delle varie essenze presenti, loro manutenzione e potature; insomma, prendersi cura di questa ricchezza che sono i parchi cittadini, veri polmoni della città.
Tornando alle oasi citate occorre un intervento radicale che elimini ogni sorta di secco e di rifiuti e permetta di incrementare il verde presente e popolarlo della piccola fauna che troverebbe in quei luoghi un habitat veramente adatto.
Un altro esempio di incuria e abbandono lo troviamo nell’attiguo parco Falcone e Borsellino, nel quale è stato stupidamente tagliato un salice col motivo che era malato mentre bastava potarlo con la dovuta perizia. L’albero è stato tagliato tre o quattro anni fa, ebbene nessuno si è “presa la briga” di togliere i tronchi che ancora si accumulano nel mezzo del prato, come dimostra la foto che pubblichiamo assieme a quelle delle citate oasi ove si vede anche il particolare dell’edera tagliata che, dalla sezione del suo gambo dimostra di aver campato qualche decennio.
Con un signore che spesso incontro nei miei giretti si parla anche di questo degrado ed abbiamo convenuto che queste meritorie opere non sono eclatanti, non richiamano notorietà e consensi, forse per questo nessuno le considera importanti, ma forse è meglio parlare di mancanza di quella cultura della natura che è indispensabile per un’amministrazione di città, così da poter dare ai propri amministrati e a coloro che la visitano un esempio di grande civiltà e cultura a tutto campo.

Luigi Derlindati

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