Published On: Mer, Giu 5th, 2019

La vicenda dell’ex sindaco può essere riaperta? Dottor Vignali, denunci quei masnadieri

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Egregio Direttore,
mi congratulo per l’attenzione che ha riservato, nello scorso numero di “Zerosette”, alla vicenda Vignali pubblicando il mio articolo. Vedendo la foto dell’ex sindaco in prima pagina molti cittadini incuriositi hanno potuto rendersi conto delle angherie che ha subito mentre avrebbe dovuto essere elogiato per quanto aveva fatto per la città, in primis eliminando la metropolitana. Avevo inviato l’articolo pure alla “Voce di Parma” che due numeri dopo ha pubblicato la lettera ricevuta da un avvocato che analizzava i fatti e dava consigli legali a Vignali. Il settimanale ha pubblicato questa missiva tra le lettere al direttore, mentre la stessa meritava grande risalto. Gliela trascrivo di seguito; il suo contenuto merita molta attenzione perché potrebbe far risorgere un caso che ha coperto di vergogna la procura retta dal dr. Gerardo Laguardia e, in definitiva, anche la nostra città che ha assistito indifferente alla gogna mediatica di Pietro Vignali. Che valga anche qui il detto che “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi?”.
Luigi Derlindati

“Gentile Direttore di Zerosette,
ho letto sul Suo giornale il commento alla notizia, già pubblicata sulla stampa cittadina, della decisione della Giunta Comunale di mettere in vendita la casa appartenente all’ex sindaco Pietro Vignali (che lo stesso aveva messo in vendita) ed acquisita al patrimonio del Comune quale risarcimento dei danni procurati dall’ex sindaco all’ente stesso.
Conoscendo la serietà di chi ha firmato l’articolo, penso che quanto in esso descritto corrisponda alla verità e, meravigliato da quanto ho letto, mi permetto chiederLe di pubblicare queste mie osservazioni. Mi scuso per l’anonimato, sono un avvocato, e a fare critiche al Palazzo di Giustizia cittadino, nella mia posizione, non è consigliabile e ne comprenderà le ragioni, tuttavia non posso non esprimere il mio pensiero che, credo, sia abbastanza condiviso.
La prima cosa che risalta agli occhi di un legale è il sequestro della casa dell’ex sindaco dopo che la stessa era stata dissequestrata dal tribunale per manifesto abuso nella requisizione. Un’azione aggravata dal fatto che l’ex sindaco Vignali era ancora sottoposto a intercettazioni telefoniche non giustificate; cosa che l’articolo del Suo giornale mette in evidenza notando che la procura, nel requisire l’alloggio, citava il prezzo richiesto dall’agenzia di vendita, prezzo noto solo alla stessa ed al proprietario.
La seconda cosa è l’imposizione, sempre dei magistrati, di cedere tale alloggio per ottenere il patteggiamento; cosa che raramente avviene in questi casi. Lo considero un ricatto in piena regola. Considerati i motivi richiamati nell’articolo (impossibilità di sostenere forti spese processuali per mancanza di risorse) che hanno indotto l’indagato a patteggiare, pur in presenza di accuse che definirei molto opinabili, mi permetto di suggerire, nella fattispecie, una linea di difesa-attacco, cosa che un recente simile fatto giustifica. Mi riferisco all’annullamento da parte della Suprema Corte di Cassazione del patteggiamento, penso anch’esso indotto, della signora Ligresti figlia del noto finanziere. La Corte ha riconosciuto la mancanza dei presupposti necessari.
La stessa cosa potrebbe eccepire l’ex sindaco Vignali ricorrendo al tribunale parmense con la richiesta di riaprire il caso.
Una richiesta che potrebbe essere accompagnata dalla denuncia per abuso di ufficio da parte del magistrato che impose, per il patteggiamento, la cessione dell’alloggio.
Ma vi è un’altra osservazione da fare. La cessione al patrimonio comunale del citato alloggio è avvenuta su richiesta del Comune o su iniziativa del magistrato? Cosa sottintende tale cessione? Lo ha scritto la stampa cittadina: Il risarcimento per i danni che l’ex sindaco ha procurato al Comune. Ciò richiede che chi beneficia di tale acquisizione debba dimostrare i danni subiti. Il Comune l’ha fatto? Se sì lo esponga, se invece la cosa è avvenuta senza le giustificazioni di legge anche il Comune è passibile di denuncia per appropriazione indebita. Se invece l’iniziativa è stata del magistrato scatta l’abuso di ufficio. Questa vendita quindi appare viziata da quanto sopra espresso e richiede propedeutici approfondimenti.
Osservo pure, sempre riferendomi all’articolo del Suo giornale, che a parte i danni da dimostrare, l’ex sindaco ha procurato benefici al Comune; in primo luogo cancellando la metropolitana, in secondo luogo ottenendo dal governo un risarcimento di una settantina di milioni che hanno permesso al nuovo sindaco Pizzarotti di completare la stazione ferroviaria, una vera manna quasi inaspettata. Inoltre, l’accanimento del costruttore incaricato dei lavori della metropolitana, che senza muovere un dito ha ottenuto, anch’egli in risarcimento dei lavori non eseguiti, una decina di milioni, appare ingiustificato e censurabile.
Queste poche osservazioni le ritengo un dovere morale da parte di chi ha sempre avuto come primo principio quello di promuovere la verità; verità che nei tribunali, quindi non solo il nostro, non viene spesso approfondita.
La ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti.
Un avvocato del Foro di Parma”

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