Published On: Mer, Lug 3rd, 2019

Il Ponte Nord dimostra le carenze di Federico Pizzarotti, un senatore della Lega ha insegnato al sindaco

Share This
Tags

Il ponte Nord o ponte di ferro, inaugurato nel 2012, è stato usato solo per una cena di gala e una mostra, non poteva infatti essere utilizzato perché la legge vieta costruzioni sui fiumi (in Italia di ponti “costruiti” ne esistono solo due: il Ponte Vecchio di Firenze e Rialto a Venezia). Qualche bontempone lo definì il “ponte dei fantasmi” e divenne una specie di barzelletta parmigiana.
Infatti della barzelletta sin dalla sua intuizione ne aveva tutta l’aria perché questo ponte ebbe origine da chiacchiere da bar: trovandosi seduti a prendere un caffè l’allora sindaco Ubaldi e l’architetto spagnolo Bohigas (progettista della nuova stazione ferroviaria), quest’ultimo avendo udito Ubaldi parlare di un ponte a Nord che però doveva avere un immagine più interessante dei soliti ponti alla luce anche dell’insediamento a Parma dell’EFSA , il Bohigas schizzò su un tovagliolo di carta un ponte abitato. Ubaldi si innamorò dell’idea e trasformò l’idea iniziale, elaborata dall’Assessorato viabilità di un normale ponte viabilistico, in un ponte con superfici coperte. Siamo alla metà della seconda Giunta Ubaldi (2005). Il progetto (firmato dall’allora direttore Generale del Comune l’ingegnere Frateschi) che recepiva lo studio di fattibilità redatto da Bohigas (fu chiamato ironicamente “ponte degli scatoloni” in quanto aveva delle vere e proprie costruzioni chiuse su di esso) prevedeva, a seguito poi di modifiche, 8000 mq di superficie ricettiva su 14 piani in un edificio sulla sponda ovest; 4000 mq di spazi commerciali e due parcheggi interrati. Il Consiglio Comunale espresse nel 2006 parere favorevole per e la gara indetta dalla Giunta sempre nel 2006 fu vinta dall’Associazione Temporanea d’Impresa Pizzarotti-Codelfa, inizio previsto nel 2007. All’inizio del 2007 venne sottoscritta con l’ATI la convenzione disciplinante il rapporto concessorio. In base alla convenzione fu concesso di gestire per 29 anni 356 posti auto, 4000 mq di superficie a destinazione commerciale e direzionale nonché di realizzare un complesso ricettivo di 7000 mq realizzato fuori dall’area del ponte. In cambio il concessionario realizzava e cedeva al Comune il ponte con uno spazio pubblico su due piani coperto di complessivi 2660 mq di superficie oltre alle opere stradali. Inoltre veniva riconosciuto al concessionario un prezzo per l’equilibrio economico di 18 milioni. Sempre all’inizio 2007 qualche mese prima delle elezioni il consiglio comunale approvò il progetto.
Il ponte oltre ad alleggerire la viabilità, doveva contenere più funzioni, non solo di transito. Un ponte moderno, che voleva dare una valenza culturale e commerciale alla struttura, dedicandola al grande tema dell’alimentazione, visto che vicino ad esso era prevista la sede dell’EFSA. A chi gli chiedeva come avrebbe fatto a superare il problema dell’autorizzazione paesaggistica e del vincolo della possibilità di avere costruzioni permanenti su un ponte Ubaldi rispondeva che aveva avuto rassicurazione dal Governo sulla possibilità di ottenere la agognata deroga. Ma da allora nulla avvenne in questa direzione.
Il nuovo sindaco Vignali, considerando che il ponte contrastava con la variante di Piano Operativo Comunale, approvata da Ubaldi stesso, dovette rifare il progetto e risolvere le incongruenze urbanistiche, fu costruita una nuova struttura di ferro, quella attuale. Ovviamente sparì il progetto con relativi “scatoloni” e l’albergo previsti nella convenzione con l’Ati che costruì il ponte stradale e ferrigno incassando il corrispettivo.
Il ponte rimase così inutilizzato con l’area circostante cosparsa di sterpi incolti. La nuova amministrazione se ne disinteressò, o forse la nuova amministrazione usò il ponte sia come arma di distrazione politica di massa per nascondere la loro incapacità a trovare funzioni per i contenitori realizzati (come è successo anche per il teatro dei dialetti) e sia ancor peggio come strumento di lotta politica e ideologica lasciato inutilizzato appositamente per mostrare ai cittadini l’insipienza di chi aveva amministrato la città in precedenza in modo da nascondere la propria inattività amministrativa. Fatto molto grave perché un’amministrazione nuova deve fare di tutto per mettere in funzione infrastrutture realizzate dall’amministrazione precedente anche se non ne condivide l’idea. Altrimenti crea un danno erariale. Il sindaco nemmeno fece il tentativo di ottenere la deroga all’uso del ponte. E, fatto ancor più grave, l’attuale amministrazione non solo non è riuscita in sette anni ad ottenere la deroga dal Governo (che in pochi mesi ha ottenuto un semplice Parlamentare) ma ad oggi non ha neanche fatto rispettare la convenzione che prevedeva che la Pizzarotti-Codelfa (sulla base dei soldi ministeriali che già ha ricevuto) dovesse realizzare (oltre ai parcheggi) ai piedi del ponte sul lato di via Reggio un’ edificio con destinazione pubblica che avrebbe dovuto rappresentare il collegamento urbanistico fra il ponte e la nuova sede dell’EFSA in viale Piacenza. Se questa Amministrazione si fosse comportata correttamente da 7 anni Parma avrebbe una infrastruttura moderna con un museo internazionale sul design del food (secondo l’innovativo progetto realizzato dalla Triennale di Milano la cui importante pubblicazione è depositato negli uffici comunali da più di 10 anni). Un museo innovativo dedicato proprio alla vocazione tipica di Parma (il food) e collocato appositamente a fianco dell’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare che sarebbe diventato (come è successo con infrastrutture analoghe anche in altri paesi europei) luogo di richiamo per turisti da tutto il mondo.
La situazione, come si sa da alcuni giorni, è stata sbloccata per iniziativa del senatore leghista parmigiano di prima nomina, Maurizio Campari che, con un breve emendamento allo “sblocca cantieri”, ha reso agibile la struttura che potrà essere adibita a pubblici uffici come l’Autorità di Bacino sul Po. Il senatore ha, a questo fine, organizzato un “tavolo” politico-tecnico ed è riuscito a far approvare l’autorizzazione in Senato mentre la Camera presto l’approverà in via definitiva. Ci voleva tanto? Vignali sindaco non avrebbe nemmeno avuto bisogno di tavoli, avrebbe preso contatti col governo (Ministro Infrastrutture o Presidente del Consiglio), col quale era in sintonia ed in pochissimo tempo Parma avrebbe avuto il suo ponte abitato, terzo nel Paese. Questa vicenda la dice lunga sugli amministratori incapaci di agire appena è necessario uscire da Parma. Questo ponte sicuramente perderà l’appellativo “dei Fantasmi”, ma potrebbe essere sostituito da quello “degli ignoranti” che lo hanno lasciato ad arrugginire per sette anni.
L. D.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette