Published On: Ven, Nov 29th, 2019

Conte approvò il Mes contro Lega e M5s

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Il 21 giungo scorso M5s e Lega hanno approvato alla Camera e al Senato una risoluzione di maggioranza in cui si chiede al governo italiano di non votare, quindi di fatto porre il veto a una riforma di quel genere. Conte se ne fregò allegramente

L’altro giorno alla Camera dei deputati si parlava di terremotati e l’aula era tristemente vuota. Ieri l’altro no, era piena. Ma sembrava un ring di boxeur: la discussione è un po’ tracimata, gli animi si sono scaldati e giù botte con un deputato che si è messo a brandire perfino una sedia contro gli avversari. Lo stile non è commendevole, ma qualche ragione c’era per essere un poco alterati.

I deputati avevano infatti appreso dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che l’Italia non avrà alcuna possibilità di modificare la bozza del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) che sarà approvato a dicembre dai capi di Stato della zona euro. Detto così ai lettori forse dirà poco, ma il Mes ribadisce le regole dell’austerity che hanno messo in ginocchio l’Italia negli ultimi dieci anni e più, e non concede il ricorso al fondo salva stati o al fondo salva banche a chi non è in regola con il debito pubblico.

Gualtieri ha allargato le braccia: «Ma tutto è stato deciso dal governo precedente», come se non ci fossero legami con l’attuale (il premier non è cambiato) , e ha aggiunto: «E poi l’Italia non avrà mai bisogno di accedere a quei fondi, quindi dove è il problema?».

Allora glielo spieghiamo noi. Il primo problema è il giorno in cui i capi di Stato Ue approvarono quella bozza di regolamento che oggi risulta immodificabile (ma la cui gestazione era cominciata con il governo Gentiloni con il suo ministro dell’economia, Padoan). Una bozza che oggi risulta immodificabile salvo appendici e amenità di nessuna importanza, era in effetti il 21 giugno scorso quando c’era il governo gialloverde. Però a rappresentarlo e a dire sì c’era solo il capo del governo, Giuseppe Conte, che non è una varia ed eventuale dell’attuale esecutivo.

Allora lui diede il suo ok all’impianto della bozza, ma aveva un mandato votato dal Parlamento per fare l’esatto opposto: con una mozione per altro intestatasi dal M5s gli era stato chiesto di esercitare in quella occasione un sostanziale veto dell’Italia.

Il capogruppo grillino in Senato, Stefano Patuanelli (oggi ministro del Conte bis), lo chiese così al premier: «Va fermata la riforma del Mes, che crea inaccettabili disparità di trattamento fra Paesi nell’accesso a eventuali aiuti finanziari».

Un post sul blog dei 5 stelle fu ancora più chiaro quel giorno: «M5s e Lega hanno approvato alla Camera e al Senato una risoluzione di maggioranza in cui si chiede al governo italiano di non votare, quindi di fatto porre il veto a una riforma di quel genere». Conte se ne fregò allegramente. Sapeva che lo avrebbe fatto, ma disse di sì alle condizioni che poneva la maggioranza del Parlamento perché non aveva il coraggio di ribattere, poi ha detto di sì a tutti gli altri e manco gli è venuto in mente che forse dopo avrebbe dovuto confessare la sua disobbedienza alle Camere. Così è saltato fuori tutto solo adesso.

Con la riforma del Mes l’Italia quindi sarebbe costretta a essere il terzo finanziatore di quei fondi per aiutare chi è in difficoltà, ma non potrebbe mai attingervi in caso di bisogno avendo un grande debito pubblico. Quindi avessero problemi (e li hanno) le banche tedesche e quelle francesi, li pagherebbero in modo rilevante i contribuenti italiani. Se i guai dovessero riguardare le banche italiane, il costo ricadrebbe tutto su contribuenti e correntisti italiani. Siamo donatori di sangue e non potremmo mai riceverne nemmeno in pericolo di vita. Certo che girano un po’ le scatole, ci mancherebbe. Perché zitto zitto alla fine il Conte uno si è saldato con il Conte due e ce l’ha Mes in quel posto.

fonte https://www.italiaoggi.it

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