Published On: Mer, Dic 4th, 2019

Ritornano i pesci, sotto forma di sardine, a far politica. A Parma, nel 2011, il precedente ittico dei “Piranha”

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Le sardine. Ormai è diventato un argomento che è di moda anche nei salotti “bene”. Ma chi sono, da dove spuntano le sardine, questi pesci miracolosi che si moltiplicano nelle piazze, lontano dal mare e sono esaltati come un fenomeno spontaneo, genuino, apolitico? Ma sono veramente apolitici questi banchi di simpatici e gustosi pesci? Tutt’altro, e la crociata anti Salvini lo dimostra.
Queste manifestazioni di piazza sono cose già viste, senza andare troppo indietro (50 anni fa le manifestazioni antifasciste quando parlava Almirante erano all’ordine del giorno); successe la stessa cosa una quindicina di anni fa coi “girotondini”, un movimento di resistenza a Silvio Berlusconi, movimento, come l’attuale sardinistico, sedicente spontaneo e non legato ai partiti e specialmente alla sinistra. Sicuramente vi erano molti apartitici ma questo tipo di manifestazioni “cui prodest” a chi giovano? Risposta superflua.
Questi movimenti, siamo sinceri, eterodiretti da uomini di sinistra, non hanno mai avuto un’idea positiva, tantomeno hanno un programma concreto che li unisca tranne l’odio o la contestazione verso antagonisti politici: da Almirante a Craxi, da Cossiga a Berlusconi, ora da Salvini alla Meloni: questo non è fare politica? Ma, a parte il “bella ciao”, che è sempre stato il motivo conduttore delle adunate, non sfugge il modo con cui si sono presentati sui media, chiaramente per lanciare un antisalvinismo da posizioni “fintonuove”, alludenti addirittura alla società civile ma usati specialmente per scongiurare la caduta dell’Emilia rossa, senza usare, come è stato scritto da un noto giornalista, “i vecchi arnesi del Pd e senza andare al traino degli inetti grillini”.
Vi è però anche un altro pericoloso contorno. Oltre ai bravi “ragassi” scendono in piazza i centri sociali ogni qual volta si affacci Salvini o la Meloni per impedire loro di parlare, Bologna di una decina di giorni fa docet.
Già che ho tirato in ballo i centri sociali torniamo nella nostra città che nel 2011 conobbe un’altra iniziativa ittica, ma questa volta sotto la specie di pesci aggressivi e voraci di acqua dolce: i “piranha”. Se qualcuno non se lo ricordasse, nel settembre 2011, sotto i Portici del Grano, apparve un movimento, anche allora “spontaneo” chiamatosi degli “Indignati”, termine mutuato dal libretto di Stéphane Hessel, uscito l’anno prima. Questi indignati attaccarono il sindaco Vignali, già massacrato dal Golpe giudiziario della Procura, con ogni mezzo arrivando addirittura a fargli un finto funerale con tanto di cassa da morto e sacerdote officiante.
Anch’io andai a vedere cosa succedeva e sentendo palare gli indignati udii una cadenza “romagloleggiante”. Me lo confermò un amico piuttosto informato e mi disse chiaramente che erano centri sociali bolognesi o viciniori inviati da un segretario ex comunista, non ricordo se provinciale o regionale, molto impegnato in queste cose. Mi appuntai il nome: Bonaccini, poi assurto alla presidenza regionale e che ora rincorre lo stesso scranno senza la sicurezza di allora, tanto che cerca di raccattare voti ovunque, anche quei pochi del nostro attuale sindaco che, anche se laico, pare preghi ogni sera la madonna che faccia vincere il bolognese per ottenere poi un incarico che gli permetta di continuare a fare politica ed evitare lo spauracchio di tornare a fare il contabile in una banca reggiana nel 2022.
Ora Stefano Bonaccini, sapendo che se avesse organizzato sue manifestazioni, avrebbero avuto un’audience scarsa, di fronte al movimento ittico se ne sta in disparte, al punto di candidarsi senza mostrare il simbolo del suo partito, ma presentandosi come l’amministratore bravo che merita consenso. Siamo veramente alla comica finale. Come andranno le elezioni non è certo. Anzi, l’ipotesi che venga scalzato un sistema di potere clientelare che dura da settant’anni è difficile da pensare, ma la politica ha fornito molti esempi di cambiamenti impensabili, mentre la voglia del nuovo, di voltare finalmente pagina, è molto sentita.
Tornando alle sardine osservo che questo pesce è davvero una scelta azzeccata. E’ un pesce che non esiste fuori dal banco. Spesso in Tv si vedono scene subacquee di sardine. Questi banchi di pesci tutti uguali che nuotano sempre tutti insieme sono veramente fotogenici per la loro uniformità. Ove vi è uniformità manca l’Io, manca il pensiero autonomo, com’è impensabile per una sardina nuotare autonomamente in un’altra direzione. Nella massa non esiste il pensiero individuale, non esiste il pronome “io”, come non esiste nelle dittature. Negli uomini liberi l’unità di misura è l’individuo. I raggruppamenti sono costituiti da un insieme di individui, ognuno con le proprie idee perché ama la libertà.
Nelle attuali sardine vi sono sicuramente, oltre ai curiosi, molti giovani entusiasti ed idealisti che dicono di non essere politicizzati, ma inconsapevolmente fanno politica, anzi la peggior politica quale quella di esser “contro” mentre la buona politica opera per il “per”. (L. D.)

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