Published On: Mer, Feb 12th, 2020

Parma deve avere la stazione dell’Alta Velocità. Ora Bonaccini mantenga, alla svelta, le promesse

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Nella fase rovente della campagna elettorale il candidato Bonaccini, nella speranza di raccogliere voti si lasciò andare, relativamente alla nostra città, a varie promesse tra cui una che pochi giorni prima il suo assessore dei trasporti aveva categoricamente negato, cioè la stazione bis mediopadana dell’alta velocità che i reggiani, con uno stratagemma, ci soffiarono.
Ripercorriamo questo scippo. Le Ferrovie dello Stato stabilirono che la stazione medio Padana dell’Alta Velocità doveva essere ubicata a Parma che si trovava esattamente a metà strada tra Milano e Bologna. A parte il fatto che come città Parma non aveva nulla da invidiare alle vicine Piacenza e Reggio Emilia.
Se nonché a Reggio si pensò il modo per avere la stazione, considerato che il Presidente del Consiglio era il reggiano Romano Prodi e sindaco di Reggio era Del Rio, importante politico del Pd, poi ministro.
D’accordo con i reggiani, le Ferrovie, così mi è stata raccontato da un ex consigliere comunale del Pd, si presentarono dall’assessore ai lavori pubblici del nostro Comune, non ricordo il nome, con questa proposta: lasciate a Reggio la stazione, a Parma faremo l’interconnessione con la Tav e così non dovrete costruire un’altra stazione per l’Alta velocità i cui treni arriveranno nella vostra stazione esistente ed avrete 4 treni sicuri per e da Roma e Milano.
L’assessore si recò dal sindaco Lavagetto che ritenne cosa buona la proposta, perché facilitava ai cittadini l’andare in stazione ed evitava costi al Comune per la nuova stazione. La Provincia, retta dal Pd, ed ex Dc, Truffelli, fu d’accordo e così fu accettata la proposta delle Ferrovie; ma questa proposta non fu messa per iscritto, rimase nel limbo delle buone intenzioni e, si sa, delle buone intenzione è lastricata la via dell’inferno, secondo un vecchio adagio.
Come sono andate le cose è noto. Treni Tav non se ne videro per un po’, ora ve n’è uno presto al mattino che torna tardi la sera, niente di più. Le promesse delle Ferrovie si rivelarono promesse da marinaio.
Nell’imminenza però delle elezioni regionali a Parma si ritornò a parlare di Tav e, grazie al periodo elettorale, furono concessi a Parma 4 treni diretti per raggiungere Milano in circa tre quarti d’ora. Fu richiesta anche la stazione, ma l’assessore regionale ai trasporti rispose con un seccco “No”.
Ma l’assessore fu sbugiardato dal presidente regionale Bonaccini che invece promise la stazione Tav alla fiera, così Parma poteva finalmente avere i suoi treni Tav per Roma e Milano.
Ora Bonaccini è stato rieletto e, se è una persona di parola e non uno che promette e non mantiene, deve avviare subito la procedura per realizzare, in zona fiera, la tanto agognata stazione.
Fra l’altro Parma città l’ha votato in massa e, si pensa, che in questo voto una parte l’abbia avuta la stazione Tav.
Speriamo che lo studio di fattibilità, le discussioni, annessi e connessi, non proroghino sine die questa decisione. I parmigiani non la perdonano a chi li prende in giro, il Bonaccini è avvisato.
Sarebbe però importante che i neo consiglieri regionali in primis e gli altri politici di Parma, senza distinzione di Partito, trattandosi degli interessi generali della città, facessero opera di forte pressione sul neo governatore affinché le promesse da lui fatte siano mantenute, e alla svelta.
Parma, capitale della Cultura per il 2020, con la sua economia, Università, tradizione musicale e con l’unica Authority europea presente in Italia, merita questo ed altro.
Per troppo tempo è stata in Regione la cenerentola tra le città emiliane. Prima perché il Pci era debole (mentre a Reggio, Modena e Bologna spopolava) ora, più o meno per le stesse ragioni, col Pd, a Parma fino ad ora sono arrivate le briciole mentre ad altri erano serviti lauti pranzi. E non parlo dell’ospedale, ove la parte egemone in Regione la fa da padrone. Bonaccini ha firmato idealmente una cambiale, ora Parma è pronta a riscuoterla.

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