L’iniziativa del Gruppo Mazza di Castelli Calepio, che effettua i controlli a proprie spese

Il conto è presto fatto: il costo di ogni test sierologico, 50 euro, moltiplicato per 295 dipendenti, fa un totale di 14.500 euro. Non sarà elegante parlare di cifre, ma con una concretezza tutta industriale si definisce, anche in questo perimetro di spesa affrontato dal patron Giuseppe Mazza, l’intraprendenza e l’attenzione lungimirante che il Gruppo Mazza di Castelli di Calepio (proprietà della famiglia Mazza di Sarnico), nei 4 plant italiani, concentrati soprattutto in Bergamasca, ha messo in campo, fin dal primo giorno nell’emergenza coronavirus. Uno dei tanti investimenti fatti a salvaguardia della salute dei propri lavoratori. Nel pieno rispetto della privacy di ciascun dipendente, queste realtà aziendali attive nel distretto della gomma- plastica (teflon soprattutto) e che non hanno mai interrotto il ciclo produttivo, sanno adesso quanti dei loro lavoratori hanno contratto il virus malefico. Sono una cinquantina, pari ad una percentuale del 18% di casi positivi.

Lo hanno fatto semplicemente acquistando, su segnalazione del medico competente del lavoro Fortunato Custureri, uno stock di test sierologici.È bastata una piccola punzecchiatura al dito di una mano, una goccia di sangue a contatto con un apposito reagente ed ecco il risultato, in alcuni casi un’autentica sorpresa per il diretto interessato, perché nella casistica aziendale, non si era andati oltre alcuni casi di influenza di lavoratori, subito spediti a casa. Anzi, nemmeno fatti entrare dai cancelli. Per non parlare poi di chi non ha proprio manifestato alcun sintomo. L’analisi consente, infatti, di rilevare la presenza di anticorpi al virus e quindi di capire se un individuo ha avuto l’infezione pur non accusandone i sintomi e, dunque, se il suo organismo ha «reagito» all’aggressione esterna.

«All’inizio del mese di aprile — spiega l’ad Angelo Fioroni — la proprietà ha dato il via all’utilizzo del test sierologico qualitativo volontario su membrana con l’intento di mappare l’attuale situazione sanitaria, con la finalità di allontanare gli eventuali positivi ancora potenzialmente contagiosi. Questo, di fatto, ci ha permesso di accertare o meno la possibilità, per i lavoratori, di riprendere la propria attività all’interno delle sedi aziendali. È risultato positivo al test il 18% della forza lavoro. La maggioranza dei 50 lavoratori positivi è risultata ormai priva di contagiosità e di conseguenza in grado di riprendere la propria attività. Solo in tre casi si è reso necessario suggerire un ulteriore allontanamento dal lavoro per completare la quarantena di legge». Tutto molto semplice, lineare come le altre misure che fin dal 23 febbraio il Gruppo Mazza ha messo in campo. «Abbiamo bloccato le trasferte in Italia e all’estero, vietato l’accesso a clienti e fornitori, regolamentato il carico-scarico delle merci dando in dotazione dispositivi di protezione individuale e informando tutti i dipendenti sulle indicazioni socio sanitarie da seguire in azienda e anche in casa. Queste ed altre misure aggiuntive si sono rafforzate ed implementate con il passare del tempo» puntualizza Fioroni, che aggiunge come ci sia la precisa intenzione di ripetere i test sierologici anche in un prossimo futuro sui dipendenti che sono risultati negativi alla prima tornata. E di estenderli anche alle 7 aziende del Gruppo sparse nel mondo.

Non stupisce che l’iniziativa della società di Castelli Calepio abbia riscosso interesse da parte di altre realtà industriali del territorio. Di positivo nelle aziende del patron Giuseppe c’è solo una cosa: il morale, tenuto alto anche dal premio che i dipendenti si sono visti accreditare nella busta paga del mese di marzo. Un ringraziamento per la presenza sul luogo di lavoro che, con tratti di massima sicurezza, ha consentito la prosecuzione dell’attività.

fonte

https://bergamo.corriere.it/notizie

di Donatella Tiraboschi

 

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