Published On: Gio, Apr 9th, 2020

BUCO DELL’OZONO: sul Polo Sud si sta chiudendo, si modifica la circolazione atmosferica

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E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature.

ANTARTIDE, IL BUCO DELL’OZONO SI STA CHIUDENDO, EFFETTI SULLA CIRCOLAZIONE ATMOSFERICA DELL’EMISFERO SUD– A seguito degli accordi siglati a Montreal nel 1987, volti a ridurre drasticamente la produzione ed emissioni dei cosiddetti clorofluorocarburi, sostanze che rompono le molecole di ozono, ora il buco sopra l’Antartide si sta gradualmente chiudendo. Certamente una buona notizia, considerando che l’ozono stratosferico funge da schermo protettivo dalle radiazioni più energetiche e pericolose per la Vita provenienti dal Sole e dallo Spazio. Questo a differenza dell’ozono troposferico, che invece si forma nei bassi strati dell’atmosfera sopratutto in Estate durante la massima presenza dei raggi ultravioletti, unitamente a inquinanti precursori che ne favoriscono la genesi: questo ozono troposferico è un inquinante di tipo foto-chimico, dannoso per la nostra salute, mentre l’ozono stratosferico viene detto ‘ozono buono’ per i motivi di cui sopra.

La chiusura del buco dell’ozono in Antartide sta avendo effetti anche sulla circolazione atmosferica: è quanto emerge da uno studio coordinato da Antara Banerjee insieme ad un team di ricercatori e pubblicato sulla rivista Nature (qui la ricerca completa). Le analisi in questa ricerca sono volte ad identificare eventuali correlazioni tra ispessimento dello strato di ozono e le variazioni dei grandi venti atmosferici, tra cui la corrente a getto polare. Il tutto utilizzando avanzati metodi di analisi statistica anche per sviscerare e separare il contributo indotto dalla presenza dei gas serra o anche solo per le normali fluttuazioni statistiche del clima.

Prima del 2000, la corrente a getto polare risultava più forte e racchiusa intorno al Polo Sud: la carenza di ozono in stratosfera aveva infatti favorito un ulteriore raffreddamento della stessa (per mancanza di interazione tra ozono e radiazione esterna che favorisse il rilascio di energia), fortificando così il Vortice Polare antartico che quindi ha ‘avvicinato a sè’ la corrente a getto, intensificandola. Per compensazione, anche la cella di Hadley si era rafforzata ed espansa in direzione delle latitudini polari, esaltando i flussi tropicali verso l’Antartide. Tutto questo aveva ovviamente delle ripercussioni su temperature, venti e distribuzione delle precipitazioni, in particolare in Sud America, Australia e Africa orientale. 

Dal 2000 in avanti questo trend si è interrotto e in parte invertito, ovvero con un ‘rilassamento’ parziale del vortice polare antartico, allargamento delle sue maglie e attenuazione del getto: un fatto che può essere spiegato con l’ispessimento dell’ozono stratosferico in sede antartica. Questa inversione di tendenza sarebbe almeno in parte contrastata dall’aumento delle emissioni di CO2, che tende invece ad avere lo stesso effetto della riduzione dell’ozono, ovvero ad esasperare il vortice polare. Questo è un punto fondamentale per comprendere quanto i cambiamenti climatici dipendano dalle emissioni dei gas serra e quanto dalle variazioni dello strato di ozono stratosferico, e quindi agire di conseguenza.

A tal proposito, sempre secondo questo studio, i ricercatori hanno calcolato che alle medie latitudini dell’emisfero boreale i livelli di ozono torneranno a quelli del 1980 entro il 2030, ma per le medesime latitudini dell’emisfero australe bisognerà attendere probabilmente il 2050. Per ultimo il buco dell’ozono antartico, che dovrebbe chiudersi completamente non prima del 2060. 

fonte 3bmeteo

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