Published On: Ven, Apr 10th, 2020

Coronavirus, oltre 1,5 milioni di contagi e 90 mila morti nel mondo

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Tutta Europa alle prese con la Fase 2, verso la ripartenza. Gli Stati Uniti superano le 15 mila vittime

Oltre un milione e mezzo di contagi e più di 90 mila morti nel mondo. Mentre i singoli Stati valutano qualche decina di casi in più o in meno per stabilire se finalmente sia stato doppiato l’atteso picco e si possa allentare il lockdown che tiene confinati in casa quattro miliardi di persone, i numeri della pandemia da coronavirus continuano inesorabilmente a crescere insieme ai dati di una debacle economica su scala planetaria che è solo all’inizio. Secondo l’Oxfam, mezzo miliardo di persone è a rischio povertà a causa del coronavirus. Il 6-8% della popolazione mondiale potrebbe scivolare in povertà in assenza di rapidi aiuti. Se le stime si avverassero si tratterebbe di un passo indietro di dieci anni nella lotta alla povertà e di un passo indietro di 30 anni in alcune aree dell’Africa sub-sahariana.

Il ‘contatore’ della Johns Hopkins University continua a scandire malati e morti e le cronache del disastro arrivano anche da quei Paesi che per molti giorni erano sembrati, in Europa, lontani dallo scenario apocalittico di Italia e Spagna.

Se dalla Germania arriva il dato rassicurante che i posti liberi in terapia intensiva sono 10 mila, sale l’allarme per i malati che hanno superato quota 113 mila e le vittime, divenute più di 2.300.

Sono in calo le vittime in Spagna, 683 in 24 ore (74 in meno del giorno precedente), ma i morti superano i 15.200. “Abbiamo raggiunto il picco e adesso comincia la de-escalation”, ha osservato Pedro Sanchez, rimarcando tuttavia che il ritorno alla normalità sarà “graduale”.

Serve almeno un’altra settimana per raggiungere il picco in Gran Bretagna, dove i morti non sfondano la soglia psicologica dei 1.000 in 24 ore ma sono comunque 881 per un totale di quasi 8 mila e più di 60 mila contagi. L’allentamento del confinamento sociale non è dietro l’angolo e il lockdown decretato quasi tre settimane fa, ha avvertito Dominic Raab, resterà in vigore “fino a quando non avremo prove che dimostrino che saremo passati oltre il picco” dell’epidemia.

La paura rasenta il panico in Francia per il disastroso ticket epidemia-crisi. La previsione di recessione illustrata a Les Echos dal ministro dell’Economia Bruno Le Maire è passata da -1% a -6% e il piano d’emergenza di sostegno sale a 100 miliardi contro i 45 annunciati inizialmente. Sale anche il numero dei morti, oltre 12 mila, e dei contagi, più di 83 mila.

A giugno test vaccino in Belgio e Germania – La tedesca CureVac comincerà a giugno i test clinici sul vaccino contro il coronavirus in Belgio e Germania. Lo ha annunciato il nuovo presidente del consiglio di vigilanza dell’azienda, Jean Stéphenne, ad alcuni media belgi. Nel mese di giugno, “massimo a luglio”, cominceranno gli studi clinici su persone adulte e in buona salute che non sono state contagiate. Poi il vaccino sperimentale sarà iniettato in persone esposte al virus e infine agli anziani, la fascia più a rischio, ha spiegato Stéphenne.

STATI UNITI – Il bilancio delle vittime negli Stati Uniti ha superato quota 16 mila. I morti per coronavirus sono ora 16.129, più della Spagna, i casi di contagio 454.304, secondo i dati elaborati dalla John Hopkins University. Solo l’Italia ha un bilancio di vittime più pesante. Una vera e propria strage, con numeri da far impallidire il ricordo terribile dell’attentato alle Torri Gemelle. New York si sveglia con un nuovo triste record, 799 morti in un giorno, che portano il bilancio delle vittime del “killer invisibile” a oltre 7 mila: le ultime 4 mila – il dato più agghiacciante – in meno di una settimana. “Peggio dell’11 settembre”, afferma sconsolato il governatore Andrew Cuomo. E a chi già parla di riaprire il Paese, lancia un chiaro monito: “Siamo solo alla prima ondata della pandemia”, non bisogna dunque assolutamente abbassare la guardia, ma stare a casa per salvare più vite umane possibile. Anche se nella Grande Mela i danni economici per le severe misure anti-contagio sono già “devastanti”.

Detroit, metropoli di uno stato del Michigan dove solo un mese fa i contagi erano meno di 300 mentre ora hanno superato i 20 mila. Motor City è in ginocchio, travolta dall’emergenza, con un tasso di mortalità che ha addirittura superato quello di New York. Gli ospedali sono al collasso – denunciano le autorità locali – e alcuni pazienti sono morti nei corridoi dei pronto soccorso, prima ancora di essere assistite.

Intanto la First Lady Melania Trump ha chiamato Laura Mattarella, figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per fare le sue “sentite condoglianze per i molti italiani che hanno perso la vita per il coronavirus”. La First Lady ha espresso”ottimismo e speranza” sul fatto “che il trend positivo” sul fronte del coronavirus “continui in Italia” ed ha messo in evidenza come gli americani “sono a fianco del loro alleato”, anche con l’offerta di 100 milioni di dollari in assistenza nella speranza che nelle prossime settimane la pandemia possa essere sconfitta.

Pompeo torna sulla polemica Oms e Pechino rilancia – “Non è il momento per un cambio” del genere. Lo ha affermato il segretario di Stato americano Mike Pompeo, rispondendo a chi gli chiedeva se il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità dovesse dimettersi, in seguito alla dura presa di posizione assunta da Trump nei confronti dell’Oms. “Tutti i paesi, inclusa la Cina, devono essere trasparenti” sui dati sul coronavirus, ha poi aggiunto Pompeo. “Tutti hanno questa responsabilità. Ma la Cina è dove è iniziata”.

Poche ore dopo, giunge da Pechino una nota del ministero degli Esteri, nella quale si legge che la Cina si oppone “ai tentativi di usare la pandemia a fini di politicizzazione e stigmatizzazione e condanna con forza gli attacchi personali, le parole e gli atti razzisti contro il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus”, che ha avuto “un importante ruolo nell’assistere la risposta dei Paesi” al Covid-19.

L’allarme degli 007 arrivò a novembre – L’intelligence americana aveva messo in guardia già agli inizi di novembre sul pericolo incombente del coronavirus. Lo ha riportato l’emittente Abc citando un rapporto segreto degli 007 americani nel quale si metteva in evidenza che il contagio si stava diffondendo nella regione di Wuhan, in Cina. Le conclusioni dell’analisi condotta dal National Center for Medical Intelligence mettevano in evidenza che avrebbe potuto trattarsi di un “cataclisma”.

Addio alle strette di mano anche dopo l’epidemia – Meglio rinunciare alla stretta di mano una volta per tutte, anche quando sarà finita l’emergenza coronavirus. A suggerirlo è Anthony Fauci, membro della task force della Casa Bianca contro il Covid-19 e uno dei massimi esperti di malattie infettive. Secondo Fauci, il ritorno alla normalità avverrà lentamente e, tuttavia, raccomanda di mantenere nel tempo alcune abitudinisviluppate durante la pandemia per evitare futuri contagi: tra queste lavarsi le mani frequentemente e non stringere più quelledegli altri. “Onestamente – ha spiegato Fauci – non penso che dovremmo tornare alla stretta di mano. Non solo sarà una cosa buona perprevenire il coronavirus, ma probabilmente servirà anche a diminuire drasticamente i casi di influenza”. Secondo Fauci, la fine del tunnel dovrebbe cominciare a vedersi da fine aprile.

CINA –  La Cina ha registrato mercoledì 63 nuovi casi di contagio da Covid-19, di cui 61 importati (per un totale di 1.103) e 2 nel Guangdong: lo ha riferito la Commissione sanitaria nazionale, segnalando altri 2 decessi nell’Hubei. Ben 40 contagi di ritorno sono relativi alla provincia del nordest di Heilongjiang, dove la città di Suifenhe è da ieri in lockdown per scongiurare il rischio di diffusione del virus nell’area. La locale commissione sanitaria ha anche precisato che si tratta di cittadini cinesi ritornati in patria dalla Russia: il totale dei casi importati nella provincia è di 127, di cui 6 in gravi condizioni. Il ministero dell’Agricoltura, intanto, ha pubblicato l’elenco ufficiale degli animali commestibili nel quale, per la prima volta, non sono inclusi cani e gatti, la cui carne è consumata da una minoranza di cinesi. A febbraio era già arrivato il divieto di commercio e consumo di animali selvatici, pratica sospettata della diffusione del coronavirus. Il Meccanismo congiunto di prevenzione e controllo del Consiglio di Stato, infine, ha fatto sapere che saranno intensificate l’individuazione e la risposta rapida nei casi di infezione asintomatica.

GIAPPONE – Prosegue l’espansione dei contagi a Tokyo dopo la dichiarazione dello stato di emergenza in 7 prefetture del Giappone deciso martedì dall’esecutivo guidato dal premier Shinzo Abe. Il nuovo massimo di 180 infezioni aggiorna il precedente record giornaliero di 144 segnato ieri, e porta il totale dei contagi nella capitale a oltre 1.500. Pur non avendo introdotto un lockdown simile a quello in Italia, per evitare l’espansione della pandemia il governo locale ha chiesto ai cittadini di restare a casa evitando di uscire se non per servizi essenziali. Secondo i dati dell’operatore tecnologico Yahoo Japan, il numero delle presenze al centro di Tokyo è calato del 60%, mentre il servizio della metropolitana ha comunicato una diminuzione dei passeggeri del 60% nelle ore di picco del mattino di giovedì.

SINGAPORE – Le autorità sanitarie di Singapore registrano un impennata nei casi positivi al coronavirus con 287 nuovi contagi, il doppio di quelli emersi ieri e con la gran parte legati ai dormitori che ospitano lavoratori stranieri. Lo riferisce il Guardian citando media locali. Si tratta del maggiore incremento registrato ad oggi a Singapore e che porta il totale dei casi a 1.910. Le rigide misure introdotte dalle autorità locali avevano in un primo momento rallentato la diffusione del virus, ma la tendenza ha di recente preso la direzione inversa.

RUSSIA – Sono 10.131 i casi di Covid-19 accertati finora in Russia, di cui 1.459 registrati nel corso dell’ultima giornata: lo fa
sapere il centro anti-coronavirus russo, ripreso dalla Tass. Le Autorità sottolineano inoltre che “118 persone sono state dimesse dagli ospedali nelle ultime 24 ore, portando il numero totale dei guariti a 698”, mentre “13 pazienti con coronavirus sono morti nelle ultime 24 ore, portando a 76 il totale dei decessi”. Il Servizio federale sulla protezione dei diritti dei consumatori, intanto, ha fatto sapere che in tutto il Paese è stato effettuato oltre un milione di test e che 171.000 persone sospettate di avere il coronavirus sono sotto osservazione medica. In bilico, infine, la parata militare del 9 maggio, giorno in cui quest’anno la Russia celebrerà il 75esimo anniversario della vittoria sovietica nella Seconda Guerra mondiale.

IRAN – Salgono a 66.220 i casi di coronavirus confermati in Iran, con 1.634 contagi registrati nelle ultime 24 ore. Le nuove vittime sono 117. Il bilancio dei deceduti cresce quindi a 4.110. Le persone guarite sono invece 32.309. Lo ha annunciato il portavoce del ministro della Salute iraniano Kianoush Jahanpour. Ieri il presidente Hassan Rohani ha fatto sapere che il governo introdurrà diverse restrizioni per il mese di digiuno del Ramadan, che inizia a fine aprile, e con ogni probabilità saranno vietati gli assembramenti pubblici. Una buona notizia, infine, giunge dalla provincia settentrionale di Alborz, dove un uomo di 100 anni è stato dimesso dall’ospedale dopo essere guarito dal coronavirus. Non è tuttavia il più longevo tra i guariti dal Covid-19 nella Repubblica islamica: prima di lui, un uomo di 106 anni e una donna di 102 nelle province di Qom e Zanjan, erano già stati dichiarati guariti.

PAKISTAN – I casi di positività al coronavirus in Pakistan hanno raggiunto i 4.322. Lo ha reso noto il ministro della Salute, aggiornando il numero dei morti a 63. I nuovi casi di positività sono 248, cinque le persone decedute. Sono 31 i ricoverati in gravi condizioni, 572 invece le persone che sono guarite nel Paese. La provincia del Punjab orientale continua ad essere la zona più colpita, con 2.171 casi. La notte scorsa il premier pakistano, Imran Khan, ha lanciato un appello alla nazione a restare a casa, spiegando che il governo sta mettendo in campo tutti gli sforzi per contenere la diffusione del virus.

BRASILE – Il presidente Jair Bolsonaro, sebbene con toni più moderati del solito, è tornato a criticare le misure di isolamento sociale e a difendere l’uso dell’idrossiclorochina per la cura del Covid-19, in un discorso a reti unificate trasmesso mercoledì sera. “Sono certo che la grande maggioranza dei brasiliani voglia tornare al lavoro”, ha detto Bolsonaro nel suo quinto intervento pubblico sull’emergenza coronavirus, aggiungendo però di voler rispettare “l’autonomia di governatori e sindaci” che hanno preso misure restrittive “di loro esclusiva responsabilità”, e sottolineando che “il governo federale non è stato consultato sulla loro ampiezza o durata”. Poco prima del discorso del capo dello Stato, il ministro della Sanità Luiz Henrique Mandetta – durante il briefing quotidiano sull’epidemia – aveva riconosciuto che ci sono state “divergenze interne” nel governo, ma che ora “le cose sono a posto” e “chi comanda questa nostra squadra è il presidente Jair Messias Bolsonaro”. Oggi, peraltro, Bolsonaro ha incassato anche l’archiviazione da parte della Corte suprema di una denuncia presentata contro di lui dal deputato del Partito dei lavoratori Reginaldo Lopes, per attentato alla salute pubblica, riferita al discorso del presidente dello scorso 24 marzo, quando si era pronunciato per un “ritorno alla normalità”, nonostante il coronavirus in piena diffusione. Mandetta, infine, ha ammesso che per coordinare la lotta contro il coronavirus nelle favelas il suo dicastero “dialoga con i narcotrafficanti e le milizie”, perché “anche loro sono esseri umani e devono collaborare, aiutare e partecipare” negli sforzi del governo contro la pandemia. “Si tratta di aree nelle quali, molto spesso, lo Stato è assente e chi comanda sono il narcotraffico o le milizie”, ha spiegato Mandetta. In Brasile, secondo i dati riferiti ieri dal ministero della Sanità, i casi confermati di coronavirus sono 15.927, 2.210 più di martedì, e i decessi legati all’epidemia 800, cioè 133 in più di quelli registrati 24 ore fa, con un tasso di mortalità del 5%.

ARGENTINA – Il ministero della Sanità argentino ha comunicato ieri sera che nelle ultime 24 ore i contagi da coronavirus confermati hanno raggiunto quota 1.795, mentre i morti sono saliti a 65. Lo riferisce l’agenzia di stampa Telam. Di fronte a questo nuovo incremento di casi, il presidente Alberto Fernandez ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Canale 13 della tv che “siamo tutti sicuri che la quarantena (che al momento scade il 12 aprile, ndr) sarà estesa. Non sarà revocata, rivedremo soltanto le autorizzazioni di persone impegnate in specifici settori”. Le Autorità, intanto, hanno annunciato una importante operazione di controllo della circolazione a partire da domani, per impedire il trasferimento di residenti delle grandi città verso la costa in occasione delle festività pasquali.

fonte ansa

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