Published On: Mer, Mag 20th, 2020

“Sintomi più lievi ma non abbassiamo la guardia”. Parla il direttore sanitario dello Spallanzani:

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Francesco Vaia fa il punto in un’intervista con l’AGI: “Probabile riduzione della virulenza, ora dobbiamo vincere la battaglia, incoraggianti i dati su Roma e sul Lazio”

“Non bisogna abbassare la guardia, soprattutto in questa fase, in cui abbiamo dei dati su Roma e sul Lazio che sono incoraggianti e che confermano la bontà del lavoro che abbiamo fatto tutti insieme: operatori sanitari, cittadini e media, ognuno dando il proprio contributo”. È con questa premessa che il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia, inizia la sua intervista all’AGI. Ci accoglie nella sua stanza all’interno del padiglione dell’ospedale dove si trova la direzione sanitaria. La finestra è aperta ed entra una piacevole brezza primaverile. Sembrano ormai lontani i tempi delle letture quotidiane del bollettino medico sul piazzale del nosocomio, di fronte a una schiera di telecamere che trasmettevano in diretta nelle edizioni straordinarie dei telegiornali. Il bollettino adesso viene inviato su Whatsapp. Oggi il numero dei pazienti è sceso ulteriormente allo Spallanzani: 102 di cui 49 positivi al Covid-19 e 53 sottoposti a indagini. Solo 10 in rianimazione.

Spiega Vaia: “Adesso abbiamo molti pazienti ‘grigi’. Noi li chiamiamo cosi’. Si tratta di pazienti asintomatici o lievemente sintomatici, che sono aumentati e che stiamo studiando. In questo momento, nel nostro ospedale, si trova, quindi, un numero alto di questi pazienti e un numero inferiore di pazienti clinicamente evidenti. Tanto e’ vero che le terapie intensive si stanno svuotando. Allo Spallanzani e’ praticamente vuoto il reparto di terapia intensiva”.

Detto questo, ribadisce Vaia, “occorre mantenere la guardia alta perché degli atteggiamenti imprudenti rischiano di uccidere la speranza. Ciascuno di noi sia, quindi, suadente rispetto all’altro per fare in modo che questa battaglia, che stiamo vincendo, sia vinta definitivamente. Il rischio è che questa battaglia non si vinca più a causa di comportamenti sconsiderati”. Aggiunge Vaia: “E’ corretto dire che i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi. Da un punto di vista dell’osservazione è giusto dire così, ma dobbiamo capire, dobbiamo studiare questo dato. Probabilmente, come si verifica in tutte le fasi epidemiche, nella coda dell’epidemia assistiamo a una riduzione della virulenza. Pero’ queste sono tutte osservazioni che facciamo oggi ad alta voce, ma che dovranno avere poi una base scientifica. Oggi possiamo dire che sulla base delle osservazioni i nuovi pazienti hanno sintomi piu’ lievi, ma si tratta di un dato empirico e non scientifico”.

Vaia ricorda che “le esperienze passate di tutte le epidemie ci dicono che il virus muta man mano che si diffonde nel tempo e nei luoghi. Dunque, non e’ improbabile che il virus possa mutare e diventare meno virulento. Non e’ improbabile. Tutte le epidemie hanno sempre una coda di minor diffusione, di minor contagiosita’, ma soprattutto di minor virulenza”.

Per quanto riguarda invece le terapie, spiega Vaia, “oggi ne abbiamo alcune a disposizione, tra queste anche quella al plasma, che è in fase sperimentale. Però non si tratta di un atto di prevenzione. Il vaccino è l’atto di prevenzione che metterà la parola fine al virus. Quello con il plasma e’ un atto di terapia che si fa su una persona malata”, precisa Vaia. Tra l’altro, “bisogna trovare dei donatori guariti e non è sufficiente che il donatore guarito abbia sviluppato anticorpi tout court: devono essere anticorpi neutralizzanti. Ad oggi – continua Vaia – noi dello Spallanzani abbiamo fatto ricorso alla terapia al plasma in un solo caso: con un bambino ricoverato all’ospedale Bambino Gesù. Insomma, è una terapia che stiamo comunque sperimentando”.

Nella cosiddetta fase 2, prosegue il direttore, “ci sono due segmenti molto delicati che ci preoccupano: la scuola e i trasporti. Due realtà per le quali ci vorranno probabilmente degli investimenti importanti”. E in vista dell’estate, rende infine noto Vaia, “con la Regione Lazio e l’università ‘La Sapienza’ abbiamo avviato uno studio per verificare se l’aria condizionata anziché essere un nemico sia in realtà un aiuto. Abbiamo infatti sempre detto, prudenzialmente, che era opportuno non attivare l’aria condizionata, ma con questo progetto, il cui primo risultato sarà pronto entro 48 ore, vogliamo appunto verificare se gli impianti di condizionamento possano essere addirittura un aiuto anziché un elemento diffusore del contagio”.

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