Egregio direttore ed editore Marcello Valentino, in occasione della mia visita presso la sua sede per l’acquisto del libro su Amedeo Bocchi (Opera Omnia), devo confessarle ciò che segue con una iniziale leggera
incertezza: adesso che mi ritrovo a casa mia, dopo aver sfogliato, letto e riletto il libro, mi sono ritrovato in esso a rivivere la mia esperienza da neofita a vero collezionista delle opere di Amedeo Bocchi attraverso le pagine di questo libro che consiglio vivamente a tutti gli estimatori di Bocchi. Mi sono rivisto negli anni. Il libro è una affascinante narrazione della vita di Bocchi che grazie alle sue opere viene rappresentato all’interno della sua magica esistenza familiare.
Sì, perché la stragrande maggioranza delle opere di Amedeo Bocchi sono state ispirate dalla sua famiglia. Una vita vissuta a contatto con i suoi affetti da cui ha tratto l’essenziale e amorevole motivo che viene rappresentato nelle sue creazioni. Ho conosciuto personalmente Amedeo Bocchi, dal quale ho acquistato diverse opere, sia grandi quadri che piccoli disegni, una passione che è rimasta immutata nel tempo e che poi e proseguita in parte con i suoi familiari eredi, dai quali ho continuato a comprare fino a raggiungere la ragguardevole collezione che oggi posseggo e che FORSE un giorno donerò a qualche ente o museo.
Comunque sia, ritornando a noi e alla nostra piacevole chiacchierata e reciproca conoscenza, devo confessarle che l’iniziale leggera diffidenza si e trasformata in grande ammirazione per il coraggio che ha avuto nel portare a compimento una missione che le era stata affidata dalle eredi di Bocchi. Scorrendo il libro e leggendo tutte le testimonianze e i riscontri mi sono reso conto di quanto sia stato gravoso il compito affidatole e mi congratulo con lei per averlo portato a termine con questo risultato, che rimarrà una testimonianza indelebile sulla vita e della vita di Amedeo Bocchi. Scorrendo le pagine si ha una visione di ciò che l’artista ha vissuto anno per anno, e dalle ripetizioni delle tante opere si capiscono e si trasmettono chiaramente le fasi sperimentali del pittore prima di eseguire le opere finali. Ora le farò una confidenza che ho appreso dallo stesso Bocchi: lui, a differenza di altri artisti, non distruggeva le opere preparatorie fatte di disegni, schizzi, bozzetti, quadri non finiti ecc. ecc. Per dare più importanza all’opera finale conservava ogni elaborato e all’occorrenza lo vendeva per ricavarne del denaro che, diceva lui, sarebbe servito per comprare dei colori in più in vista dei prossimi quadri. Ma si sa, gli aneddoti fanno parte della vita di ogni artista. Concludo ma non vorrei, anzi, mi auguro che avremo un’altra occasione per riparlare di Amedeo Bocchi, della sua storia e della sua famiglia. La ringrazio molto fin da ora e le auguro un felice e sereno Natale. Un suo estimatore che vuol rimanere anonimo per tutti, ma non per lei. Con amicizia.

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