Dieci vertebre, integre, probabilmente erano della coda

Era un ittiosauro, un rettile marino di almeno cinque metri di lunghezza. Cento milioni di anni fa nuotava negli abissi che occupavano l’attuale pianura padana e qui lo hanno ritrovato gli archeologi del progetto Inter Amnes dell’Università degli Studi di Parma.

E’ l’importante rinvenimento che l’equipe diretta da Alessia Morigi ha riportato alla luce nella campagne di Neviano Arduini, paese della prima montagna parmense. Si tratta del primo fossile di vertebrato marino del mesozoico scoperto nella provincia di Parma e tra i più importanti e completi dell’Italia del Nord. Di questo animale marino preistorico sono state rinvenute in tutto dieci vertebre, integre e in buone condizioni: presumibilmente appartenevano alla coda dell’animale.
Gli ittiosauri erano rettili marini con un corpo affusolato e idrodinamico, simile a quello dei delfini. A differenza dei cetacei, che hanno soltanto le pinne anteriori e coda orizzontale, gli ittiosauri mostrano due paia di pinne pari corrispondenti ai quattro arti tipici dei rettili e una coda disposta verticalmente. Grazie a reperti scoperti in Nord Europa, è stato possibile determinare che il loro adattamento alla vita acquatica era così avanzato da rendere possibile la nascita dei piccoli in mare qualificando gli ittiosauri come ovovivipari. Se si considera che essi abitarono i mari dal Triassico inferiore fino al Cretacico superiore, l’esemplare rinvenuto nel parmense pare corrispondere ad uno degli ultimi esponenti di questo tipo di rettili marini.
Il fossile è stato ritrovato grazie alla segnalazione di alcuni agricoltori. Il Progetto Inter Amnes, costola del più vasto Programma ‘Sfera’, è finanziato da Fondazione Cariparma. A dirigerlo, Alessia Morigi (Dipartimento delle Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma) con il coordinamento degli archeologi Francesco Garbasi e Filippo Fontana (allievi e ora borsisti del Dipartimento) con il coinvolgimento degli studenti delle discipline di Archeologia classica e Archeologia del paesaggio dell’Università di Parma.

fonte ansa

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