Biden: ‘Non dovrebbe essere lì’. Il voto alla Camera previsto per mercoledì

L’Fbi sta monitorando notizie di “varie minacce di fare del male al presidente eletto Joe Biden in vista della cerimonia di giuramento” del 20 gennaio. Lo riferisce la Cnn, aggiungendo dettagli sull’allarme del Bureau in merito ad altre possibili proteste, anche armate, tra il 16 e il 20 gennaio nella capitale e negli altri Stati Usa.

“Altre notizie indicano minacce contro la vicepresidente eletta Kamala Harris e la speaker della Camera Nancy Pelosi”, secondo l’Fbi.

Il presidente eletto Joe Biden ha detto che non teme di giurare all’aperto sul fronte occidentale di Capitol Hill, una settimana dopo l’assalto dei fan di Donald Trump. “Non ho paura di fare il giuramento all’esterno, siamo stati informati”, ha assicurato Biden dopo l’allerta dell’Fbi, mentre alcuni ex dirigenti del Bureau consigliano di spostare la cerimonia all’interno del parlamento per motivi di sicurezza.

Da parte sua Donald Trump ha accolto la richiesta della sindaca della capitale, Muriel Bowser, ed ha approvato una dichiarazione di emergenza per Washington DC dopo l’assalto al Congresso. Il presidente ha ordinato l’assistenza federale da oggi al 24 gennaio per garantire la sicurezza in vista del giuramento di Joe Biden. Lo rende noto la Casa Bianca.

Intanto i dem hanno presentato formalmente alla Camera l’unico articolo per l’impeachment di Donald Trump, il secondo dopo quello per l’Ucrainagate: “Incitamento all’insurrezione”, per aver istigato i propri sostenitori ad assaltare il Congresso contestando la certificazione della vittoria di Joe Biden. Ma prima di metterlo ai voti fanno un ultimo tentativo con Mike Pence perché invochi il 25esimo emendamento per rimuovere il presidente. “Trump non dovrebbe essere in carica, punto”, ha tagliato corto lo stesso Biden.

La Camera voterà mercoledì sull’impeachment di Donald Trump, se non si dimetterà o se il suo vice Mike Pence non invocherà il 25/o emendamento. Lo ha detto la speaker della Camera Nancy Pelosi in una conference call con i deputati dem. L’inizio della procedura è previsto per le ore 9 (le 15 in Italia).

In un’altra giornata convulsa per la politica americana, i democratici hanno chiesto ai repubblicani il consenso di introdurre una mozione che spinge il vicepresidente a destituire immediatamente Trump, ma la loro opposizione ha indotto la speaker della Camera Nancy Pelosi a metterla ai voti martedì 12 gennaio in aula. Dopo la sua approvazione, Pence avrà 24 ore di tempo per rispondere. Il vicepresidente ha fatto sapere che è disponibile a ricorrere al 25esimo emendamento solo nel caso il Commander in chief mostri ulteriori segni di instabilità. Ma per farlo ha bisogno anche della maggioranza del governo (otto ministri). Se poi il presidente si opponesse, alla Camera sarebbero necessari i due terzi dei voti per cacciarlo e non è detto che ci siano. Molti repubblicani preferirebbero una mozione di censura.

Se comunque Pence rispondesse picche, la Pelosi farebbe scattare subito la procedura di impeachment, con un voto atteso per metà settimana: la mozione è già stata firmata da 218 deputati dem, ossia la maggioranza semplice necessaria per approvare il provvedimento. Si fa largo poi l’ipotesi di inviare la trasmissione del capo di imputazione al Senato, e il relativo processo, dopo i primi 100 giorni dell’insediamento di Biden, per consentigli di incassare velocemente la conferma delle nomine di governo ed avviare la sua agenda. Un’opzione contestata da alcuni giuristi conservatori, per i quali si può ‘impicciare’ solo un presidente in carica. In ogni caso al Senato sarebbero necessari i due terzi dei voti: all’appello mancano 17 repubblicani e finora solo un paio hanno invitato Trump a dimettersi.

“La complicità dei repubblicani con Donald Trump mette in pericolo l’America”, ha denunciato Pelosi presentando l’articolo di impeachment che cita non solo il discorso incendiario del presidente ai suoi fan prima dell’assalto a Capitol Hill ma anche le sue false proclamazioni di vittoria e le pressioni in Georgia per ribaltare l’esito del voto in quello Stato. “Il presidente ha gravemente messo in pericolo gli Stati Uniti e le istituzioni”, recita il capo d’imputazione di quattro pagine. “Ha minacciato l’integrità del sistema democratico e interferito con la pacifica transizione dei poteri. Ha quindi tradito la sua fiducia come presidente, con evidente danno al popolo americano”.

Intanto, come preannunciato dai media americani, il dipartimento di Stato Usa ha designato Cuba stato sponsor del terrorismo “per aver ripetutamente fornito supporto ad atti di terrorismo internazionale garantendo un porto sicuro ai terroristi”. Lo rende noto il segretario di stato Mike Pompeo. E’ l’ennesimo ‘dispetto’ del presidente Donald Trump al suo successore, a poco più di una settimana dal cambio della guardia alla Casa Bianca.

fonte ansa

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