Agli arresti domiciliari anche un 36enne residente in provincia di Monza e Brianza. Al vertice, secondo le indagini, un 72enne già condannato per 416 bis c.p.. Durante le indagini sequestrato anche un carico di rifiuti radioattivi

C’è anche un 36enne residente in provincia di Monza e Brianza, agli arresti domiciliari, tra le 17 persone (nove in carcere ed otto agli arresti domiciliari) colpite da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Ufficio GIP di Milano per reati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti ed altri reati, frode fiscale, autoriciclaggio, usura ed estorsione, aggravati dall’aver favorito la ‘ndrangheta nell’ambito dell’operazione “Cardine – Metal Money”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Lecco e dai Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria (G.I.C.O.) di Milano e di Lecco.

Ricostruita l’esistenza di un sodalizio mafioso capeggiato da un 72enne già condannato per 416 bis c.p. sia nell’ambito dell’operazione “La notte dei fiori di San Vito” di metà degli anni ’90, sia nell’operazione “Infinito” del 2010, e che gli investigatori ritengono tuttora esponente di spicco della ‘ndrangheta lombarda.

Avrebbe utilizzato un ufficio all’interno del proprio negozio di arredi a La Valletta Brianza (Lecco) altri esponenti della ‘ndrangheta, per dirimere controversie, concordare nuove strategie ed eludere i controlli della Autorità giudiziaria ed imprenditori locali, per organizzare il reinvestimento dei proventi delle attività illecite nell’economia legale.

Sempre secondo le indagini avrebbe anche costituito ed organizzato, con gli altri indagati destinatari dell’ordinanza cautelare, un’associazione dedita ad un’imponente attività di traffico illecito di rifiuti posta in essere attraverso imprese operanti nel settore del commercio di metalli ferrosi e non ferrosi, con una illecita movimentazione (attraverso l’alterazione dei documenti di trasporto e dei formulari di identificazione dei rifiuti – F.I.R.) di oltre 10.000 tonnellate di rifiuti, ed attuata anche attraverso l’utilizzo di una fitta rete di società “cartiere” che hanno annotato fatture false per circa 7 milioni di euro. Il denaro necessario per gli acquisti “in nero” del materiale ferroso proveniva da provviste su conti correnti intestati a prestanome e prelevate quotidianamente presso sportelli bancari e postali, per circa 30 milioni di euro in un triennio. Nel corso delle attività è stato sottoposto a sequestro anche un pericoloso carico di rifiuti radioattivi, composto da 16 tonnellate di rame trinciato, proveniente dalla provincia di Bergamo, bloccato dalla Polizia Stradale di Brescia nel maggio 2018.

I proventi illeciti, sempre secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati riciclati anche per costituire nuove attività imprenditoriali nell’ambito del commercio di autovetture e nella ristorazione e nella gestione di rifiuti, oltre che per erogare abusivamente finanziamenti, anche a tassi di interesse usurari, per un ammontare superiore ad un milione di euro.

L’attività investigativa ha infine consentito di ricostruire i singoli episodi di usura nei confronti di almeno 8 persone in condizioni di difficoltà economiche, tra cui diversi imprenditori lombardi, e di quantificare in circa 750.000 euro il capitale erogato con tassi di interesse fino al 40 per cento annuo. Svelate inoltre gravi condotte estorsive per il recupero delle somme “attraverso minacce di morte e con l’utilizzo di armi da fuoco”. Sequestrati inoltre numerosi quadri di valore nella disponibilità di uno degli arrestati, che erano stati nascosti in un vano creato in un sottotetto.
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