Il declino cognitivo è una delle maggiori minacce all’indipendenza e alla qualità della vita delle persone in età avanzata. Tra le strategie di prevenzione e terapie in grado di rallentarlo deve essere preso in considerazione un corretto stile di vita, ovvero una corretta alimentazione associata all’esercizio fisico. Negli Stati Uniti la Primary Care for Brain Health dell’American Heart Association ha identificato sia la dieta che l’esercizio fisico come interventi promettenti di prevenzione e terapia volti a migliorare la salute del nostro cervello. Uno stile di vita caratterizzato per gran parte da stress, cattiva alimentazione, sedentarietà, uso e abuso di alcol e di cibi ultraprocessati sin dalle prima decadi di vita, favorisce, come ormai è noto, una serie di patologie degenerative che vanno dal sovrappeso all’obesità, al diabete di tipo II, all’ipertensione. Patologie tutte accomunate da uno stato infiammatorio generale dell’organismo che, a livello del sistema nervoso centrale, favoriscono appunto il decadimento cognitivo e la demenza senile.

Per ciò che concerne l’aspetto nutrizionale le strategie proposte provvedono a ridurre l’infiammazione generale, colmare gli squilibri micronutrizionali (quali carenza di acidi grassi omega3, vitamina B12, vitamina D e Acido Folico) e mantenere un adeguato apporto proteico per garantire così l’efficienza delle strutture muscolari.

Tra gli interventi nutrizionali suggeriti dal gruppo di ricercatori c’è la “Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay” (MIND), ovvero una combinazione di Dieta Mediterranea e Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH). Questo approccio nutrizionale misura 15 componenti dietetici di cui 10 sani e 5 malsani, enfatizzando il consumo di verdure (in particolare quelle a foglia verde), il consumo di bacche (al posto della frutta), noci, fagioli, legumi, cereali integrali, carni magre, pesce, non eliminando del tutto l’assunzione di vino e suggerendo un consumo limitato di carne rossa, cibi fritti, fast food, pasticcini e dolci, definiti “cibi senza cervello” ricchi di grassi saturi nocivi per la nostra salute.

Altre due diete esaminate in letteratura in relazione all’aspetto cognitivo includono la Dieta Chetogenica (KD) e il Digiuno Intermittente (IF). La dieta chetogenica, riducendo drasticamente l’introduzione dei carboidrati e aumentando l’assunzione di grassi di buona qualità, spinge l’organismo in uno stato di chetosi in cui il corpo passa a utilizzare, invece del glucosio, i corpi chetonici come fonte di energia primaria con un miglioramento della cognizione generale e della memoria nei pazienti con Declino Cognitivo e Alzheimer, come dimostrato in una recente revisione della Letteratura Scientifica. Il digiuno intermittente, invece, alterna uno stato di digiuno a uno di non digiuno, con lo stato di digiuno della durata di almeno 12 ore fino a 16 o anche 24 ore. Si ritiene che entrambi i due approcci nutrizionali, sia per lo stato di chetosi che per la restrizione calorica, portino a un miglioramento dello stato ossidativo-infiammatorio generale e dunque del metabolismo a livello cellulare.

Oltre alla dieta, un’arma potente nella prevenzione e terapia di tutte le patologie metaboliche, cardiovascolari, cerebrovascolari, tumorali che aumentano con il passare degli anni è l’esercizio fisico, anche contro il declino cognitivo o addirittura la demenza. In particolare l’esercizio stimola la neurogenesi, come evidenziato dall’aumento del numero di nuovi neuroni negli animali adulti sottoposti a un regime di attività fisica, favorisce la sopravvivenza dei neuroni e l’integrità delle strutture nervose nonché la vascolarizzazione cerebrale, migliora l’apprendimento mantenendo la funzione cognitiva, riduce l’infiammazione e aumenta i livelli di proteine neuroprotettive che supportano la crescita e la sopravvivenza neuronale.

La letteratura però non è univoca su quale tipologia di esercizio fisico sia più efficace. Diciamo che esso deve esser adattato al paziente e alle sue condizioni di salute di base, poiché prescrivere un esercizio fisico ad un paziente in età avanzata attivo e in condizioni generali di buona salute è sicuramente diverso dal prescriverlo in un paziente affetto da patologie quali il diabete II e Ipertensione, oppure a patologie osteoarticolari e muscolari. Dobbiamo, infatti, tener conto che, con il passare degli anni, oltre al declino cognitivo si assiste ad un declino della forza e della massa muscolare, la cosiddetta sarcopenia, associata al declino osseo, ovvero la osteosarcopenia. Le linee guida suggerite dall’American College of Sport Medicine consigliano un’attività aerobica giornaliera: anche il semplice cammino della durata minima di 30-40 minuti, associato ad esercizi di controresistenza a carico naturale (ad esempio piegamenti sulle gambe o sulle braccia, oppure con piccoli pesi). Il tutto associato ad esercizi di allungamento muscolare che garantiscono una buona flessibilità osteoarticolare e muscolare.

Uno stile di vita sano (dieta ed esercizio fisico) prescritto come un vero e proprio farmaco per farci vivere a lungo e mentalmente efficienti, rappresenta pertanto un’arma potente e ancora troppo sottostimata.

(Fonte: Ilriformista.it)

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