Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (ia) suscita “preoccupazioni” ma offre anche “grandi opportunità”, in un momento in cui la crescita dell’economia globale è debole, ha dichiarato in un’intervista all’Afp la bulgara Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Georgieva ha preso spunto da un rapporto dell’Fmi sulle conseguenze dell’ia sull’occupazione e sull’economia globale, messo a punto in vista del Forum economico mondiale che si è aperto il 15 gennaio a Davos, in Svizzera. Secondo il rapporto, l’ia avrà conseguenze sul 60 per cento dei posti di lavoro nelle economie avanzate e potrebbe aumentare il divario tra paesi ricchi e paesi poveri.

“A livello globale l’intelligenza artificiale avrà un impatto sul 40 per cento dei posti di lavoro”, ha affermato Georgieva. “Più un lavoro è qualificato, più saranno le conseguenze”. Secondo la direttrice dell’Fmi, l’ia potrebbe anche tradursi in “forti aumenti di reddito per alcune categorie”. L’intelligenza artificiale potrebbe aggravare le disuguaglianze salariali, con conseguenze negative per la classe media, mentre i lavoratori che hanno già redditi alti potrebbero registrare ulteriori aumenti.

“Molti effetti sono imprevedibili, ma probabilmente bisognerà mettere a punto meccanismi per condividere gli aumenti della produttività”, ha aggiunto Georgieva. Il timore principale dell’Fmi, però, è che l’ia aumenti il divario tra i paesi avanzati e tutti gli altri. “Per evitarlo dobbiamo aiutare i paesi poveri a sfruttare le opportunità offerte dall’ia”, ha dichiarato Georgieva.

Riguardo all’economia globale, la direttrice dell’Fmi ha invitato i governi a compiere gli sforzi di bilancio necessari a far fronte agli shock degli ultimi anni, tra cui la pandemia, la guerra in Ucraina e i forti aumenti dei prezzi, in un contesto di debito elevato in molti paesi. “In alcuni paesi il problema del debito è molto serio”, ha affermato Georgieva. “Rischiano di diventare insolventi o di dover destinare gran parte del reddito al servizio del debito, limitando la loro capacità d’investire e finanziare i servizi essenziali”.

(Fonte: Internazionale.it)

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