Lo scorso 27 marzo la difesa di Chiara Petrolini ha richiesto ufficialmente l’assoluzione della giovane durante il processo in Corte d’Assise a Parma.

La richiesta si basa sulla tesi dell’incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

L’avvocato Nicola Tria ha sostenuto che la 22enne fosse “incapace di intendere”, definendola lei stessa una “vittima” di un profondo disagio psicologico che le avrebbe impedito di comprendere la realtà di quanto stava accadendo.

Chiara Petrolini ha parlato in aula, leggendo un foglio e dichiarando: “Non sono una madre assassina, non volevo fare del male ai miei bambini”. Ha aggiunto che i neonati erano “parte di lei”.

La Procura di Parma ha invece chiesto una condanna a 26 anni di reclusione.

Secondo l’accusa, Petrolini sarebbe responsabile di duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere, pur riconoscendo alcune attenuanti generiche legate alla giovane età e alla “immaturità” rilevata dalle perizie.

Nonostante la richiesta di assoluzione della difesa, precedenti risultanze peritali avevano descritto la giovane come fragile e immatura, ma sostanzialmente capace di intendere e volere al momento dei delitti.

Il padre dei neonati ha richiesto un risarcimento milionario nel corso del dibattimento.

La sentenza è attesa nelle prossime settimane, dopo le eventuali repliche delle parti.

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