L’economia domestica italiana si trova a fronteggiare un “carrello della spesa” che scotta, con rincari che superano la media dell’inflazione generale e costringono le famiglie a cambiare drasticamente le proprie abitudini di consumo.
Mentre l’inflazione generale a marzo è risalita all’1,7%, il costo del carrello della spesa (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) corre più velocemente, attestandosi al +2,2% su base annua.
L’aumento dei prezzi non corrisponde a una maggiore spesa reale; al contrario, i volumi delle vendite al dettaglio sono calati dello 0,5%, segno che gli italiani stanno acquistando meno prodotti o in formati ridotti.
In un orizzonte di cinque anni, il costo della spesa quotidiana è lievitato del 24%, traducendosi in un aggravio medio di circa 489 euro all’anno per ogni nucleo familiare.
L’aumento dei prezzi colpisce duramente i beni di prima necessità, portando i consumatori a adottare strategie di risparmio:
– I record negativi: la carne bovina ha registrato aumenti storici, ma pesano anche i rincari di prodotti basilari come pane, olio e caffè.
– Strategie di sopravvivenza: per far quadrare i conti, gli italiani preferiscono sempre più i prodotti in offerta, frequentano i mercati rionali e riducono gli sprechi.
Durante le recenti festività pasquali si è notato il fenomeno della riduzione del peso unitario (es. uova di cioccolato e colombe) a fronte di prezzi invariati o in aumento, comprimendo ulteriormente il potere d’acquisto.







