L’amministrazione di Donald Trump ha fissato un ultimatum perentorio a Teheran: l’Iran ha tempo fino alle 20:00 (ora di Washington) del 7 aprile 2026 per riaprire incondizionatamente lo Stretto di Hormuz e accettare un accordo di cessate il fuoco.

In una serie di dichiarazioni rilasciate tramite Truth Social e conferenze stampa alla Casa Bianca, il Presidente ha delineato le conseguenze di un mancato accordo.

Trump ha promesso che, superata la scadenza, ogni ponte e ogni centrale elettrica in Iran saranno “decimati”. Ha specificato che le infrastrutture energetiche verrebbero colpite fino a riportare il Paese “all’età della pietra”.

Durante una conferenza stampa il 6 aprile, Trump ha affermato che l’intero Paese potrebbe essere “messo fuori gioco in una sola notte”, potenzialmente già quella di martedì.

Teheran ha respinto ufficialmente l’ultimatum, definendolo “arrogante” e “delirante”. Il governo iraniano ha presentato una controproposta in 10 punti per un termine permanente del conflitto, che Trump ha definito un “passo significativo” ma comunque “insufficiente”.

Lo Stretto di Hormuz, punto di transito vitale per circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio, è attualmente bloccato dall’Iran, che ha ipotizzato di imporre “pedaggi di transito” per compensare i danni di guerra.

Prezzi del petrolio: La tensione ha spinto il prezzo del greggio Brent a superare i 141 dollari al barile, i massimi dal 2008.

Operazioni militari in corso: mentre l’ultimatum pende, attacchi incrociati continuano. Israele ha approvato una lista aggiornata di obiettivi in Iran, mentre raid iraniani hanno colpito città israeliane come Haifa.

L’Unione Europea ha esortato alla calma, tramite il capo dell’UE Antonio Costa, avvertendo che colpire infrastrutture civili è “illegale e inaccettabile” secondo il diritto internazionale. Di contro, Trump ha accusato gli alleati della NATO di essere “codardi” per il mancato supporto nelle operazioni in Medio Oriente.

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