Attacco all’Iran. Per cosa, e per chi? La confusione persiste più che mai!

Quando il 28 febbraio scorso il Presidente Trump, insieme a Netanyahu, decide di attaccare l’Iran, non poteva certo immaginare di trovarsi nella situazione attuale: quella di stallo. Dopo l’incredibile successo della cattura di Maduro in Venezuela, Trump ha creduto ad una sua onnipotenza e che niente sarebbe stato in grado di opporsi alla sua superiorità militare. Certi dei suoi consiglieri, ma soprattutto i generali, l’avevano messo in guardia: l’Iran non era il Venezuela, e il ripetersi di quel successo sarebbe stato poco probabile, infatti impossibile. Ma Trump scelse di avvalorare la tesi di Netanyahu, che affermava che una volta decapitati i principali dirigenti, incluso la guida suprema, tutto il sistema sarebbe crollato, provocando al medesimo tempo, con l’aiuto di agenti israeliani infiltrati, una rivolta generale della popolazione. Appena dieci giorni dall’inizio dell’attacco, Trump annunciava già che la guerra era praticamente vinta.

Dopo due mesi dall’inizio del conflitto, niente di quello che era stato anticipato si è poi verificato, anche se un “cessato il fuoco” è stato istituito. Certo, l’Iran si è molto indebolito, ma non è crollato e non solo. Da notare il suo comportamento davanti alle continue minacce da parte del Presidente americano, fino a quella di un annientamento totale: l’Iran adotta una strategia di sfida, cosa che fa infuriare Trump perché non capisce che si possa resistere alla sua volontà. Questa sua reazione conferma una sola cosa: la sua ignoranza della storia millenaria dell’Iran, come pure alla mentalità mediorientale. L’attuale “cessato il fuoco” che sembra reggere, è un modo per Trump di cercare di districarsi con trattative da una situazione impossibile creata da lui stesso. Tutto però rimane confuso, visto che un giorno dichiara che ha vinto, e il giorno dopo che distruggerà tutto se l’Iran non si dovesse piegare alla sua volontà. Certo, Trump potrebbe riprendere i bombardamenti, ma questo comporterebbe dei rischi che forse non è pronto a correre. Malgrado la sua facciata spavalda e arrogante, convinto che l’Iran cerca disperatamente un accordo per mettere fine alla guerra, la realtà è ben diversa.

Che la sfera MAGA sia ancora dietro Trump è innegabile, ma per il popolo americano la guerra è alquanto impopolare. Tutti i sondaggi lo confermano, e con grande consistenza. Il costo della benzina continua a salire, a seguito di quello del barile di petrolio, come pure l’inflazione insieme al costo della vita. Fra sei mesi ci saranno le elezioni di mezzo termine e il partito repubblicano rischia di perdere la sua maggioranza alla camera dei rappresentanti, e forse anche al senato. Anche la perdita di una sola parte del congresso farebbe di Trump quello che viene definito un “lame duck”, cioè un’anatra zoppa per i suoi ultimi due anni. Tutto questo fa che Trump sia alle strette, ed è lui che cerca disperatamente una via d’uscita. Il costo della guerra sta diventando altissimo e gli americani si chiedono à quale scopo.

Dopo due mesi, la guerra non ha raggiunto nessuno degli scopi annunciati, al contrario. Lo stretto di Hormuz era aperto e ora è chiuso, e il commercio mondiale ne sta subendo le conseguenze. L’Iran pretende il controllo dello stretto con pagamento per attraversarlo, quando prima era totalmente libero come stabilito dal diritto internazionale. I paesi del Golfo, che credevano alla protezione americana, sono stati attaccati dall’Iran, causando ingenti danni. Se Trump dovesse decidere di riprendere i bombardamenti, l’Iran avrebbe ancora le risorse per colpirli di nuovo, con risultati catastrofici.

Per cercare di compensare la scarsità del petrolio, Trump ha fatto un immenso regale a Putin, esentando per il momento la Russia da sanzioni che le permettono di esportare petrolio e gas per miliardi. Vista la sua continua guerra con l’Ucraina, guerra che Trump doveva risolvere in 24 ore, Putin può continuare le sue stragi con un grande sorriso di soddisfazione. La Cina, da parte sua, malgrado un aiuto più o meno segreto all’Iran, adotta un comportamento super parte, chiedendo la fine delle ostilità e il rispetto del diritto internazionale. Tutto questo messo insieme porta un durissimo colpo all’immagine dell’America. Anche gli alleati di sempre stanno riesaminando il loro rapporto con l’America, che non si comporta più da alleata.

Questa guerra voluta da Trump per ora non ha fatto altro che seminare una gravissima confusione, senza raggiungere nessuno dei risultati sperati. Al contrario sta rendendo il clima globale sempre più instabile e pericoloso. Ma in tutto questo, forse la cosa più triste è che il popolo iraniano, che soffre da quasi mezzo secolo della tirannia del regime dei mullah, sembra completamente dimenticato e infine sacrificato. “Stiamo arrivando”, disse una volta Trump! Ma ora dov’è? Il popolo è scomparso!

(AMBASCIATORE)
F.D. PILLARELLA

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