Il sistema sanitario di Cuba, per decenni fiore all’occhiello del regime castrista e modello globale di medicina sociale, è entrato in una fase di collasso strutturale senza precedenti. Mancano i farmaci di base, le sale operatorie sono ferme per carenza di materiale e i frequenti blackout paralizzano i macchinari salvavita.

La crisi, acuita dal duraturo embargo statunitense e dalle recenti contingenze economiche, sta provocando un drastico aumento della mortalità e costringendo le istituzioni internazionali a lanciare drammatici appelli umanitari.

Nonostante un’altissima densità teorica di personale (pari a circa 8,4 medici ogni mille abitanti), le strutture ospedaliere dell’isola non sono più in grado di erogare prestazioni minime.

Si contano circa 100.000 persone in lista d’attesa chirurgica a causa della mancanza totale di anestetici, ossigeno e materiale da sutura.

La sopravvivenza dei bambini affetti da tumori infantili è crollata dall’80% al 65% per l’indisponibilità di farmaci chemioterapici specialistici.

Oltre cinque milioni di cittadini affetti da patologie croniche (come diabete e ipertensione) non riescono ad accedere alle terapie quotidiane.

La crisi energetica nazionale si riflette direttamente sulle corsie degli ospedali dell’isola. I settori ad alta dipendenza elettrica come la nefrologia, la terapia intensiva e la cardiologia subiscono continue interruzioni operative.

Il parco ambulanze è quasi interamente inutilizzabile per via della mancanza di carburante e di pezzi di ricambio, rendendo impossibile il trasporto d’urgenza dei pazienti.

Davanti alla gravità della situazione, il governo cubano ha varato severe misure di contingenza che impongono di dare priorità esclusivamente alle urgenze indifferibili, sospendendo di fatto la medicina preventiva e la diagnostica ordinaria.

Le principali riviste scientifiche e le istituzioni sanitarie globali, tra cui l’Associazione Italiana di Epidemiologia, hanno denunciato la situazione sottolineando che il crollo delle cure rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali.

La comunità internazionale chiede l’attivazione immediata di corridoi umanitari e la neutralità dell’assistenza medica rispetto alle sanzioni geopolitiche.

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