DOV’È FINITO IL CAVALLO DI GESSO DI AMEDEO BOCCHI, donato dalle eredi Emilia Bocchi e sua mamma Rina Gabassi alla fondazione Banca Monte Parma?
Il giorno 7 marzo del 2026, al Mercante in Fiera di Parma, più precisamente nello stand “Rigoletto Antichità” di Gabriele Consoli (pad. 6-b31), trovo un cavallo in gesso del pittore Amedeo Bocchi: di questo sono sicurissimo, in quanto ero stato autorizzato dalle eredi Emilia Bocchi e sua mamma Rina Gabassi ad eseguire delle copie in bronzo: 8 esemplari, di cui quattro mi sono stati rubati, come certifica la denuncia fatta a suo tempo ai carabinieri di Sala Baganza, e 3 prove di stampa.
Dopo aver interpellato l’espositore del cavallo e chiesto spiegazioni su come fosse venuto in possesso dell’opera, mi disse che l’aveva in conto vendita da parte di una signora di Mantova di nome Katia Belluti, che l’aveva ereditata da un suo parente, un certo professore Belluti.
Essendo sicuro che l’opera fosse stata donata dalle eredi alla fondazione Banca Monte di Parma in occasione dell’inaugurazione del museo Amedeo Bocchi, il mattino successivo interpellai la dottoressa Carla Dini responsabile del’APE, dove attualmente sono custodite tutte le opere di Amedeo Bocchi donate dalle eredi, ma non tutte esposte.
Alla mia prima telefonata mi rispose la signora Roberta Re, già mia conoscente, a cui spiegai la faccenda; mi rispose che la dottoressa Carla Dini era occupatissima, ma che in settimana mi avrebbe certamente richiamato per parlare della questione.
Contemporaneamente avvisai il parente di Emilia Bocchi, erede designato dott. Gianni Mozzoni, a cui spiegai la stessa cosa. Dopo alcuni giorni il parente erede mi telefonò dalla fiera dove si era recato dicendomi che si trovava nello stand dell’espositore e che il cavallo era ancora lì esposto, poi mi raccontò che si era recato dalla polizia per denunciare il fatto e che la polizia in assenza di denuncia non poteva fare nulla, e tutto fini lì.
Il giorno dopo richiamai la Dini per sollecitarla a verificare se il cavallo fosse ancora in loro possesso, ma ricevetti la solita risposta dalla segreteria che era occupata, dopodiché silenzio assoluto. A questo punto c’era solo una cosa da fare: andare dai carabinieri e denunciare il fatto.
Marcello Valentino









