L’Emilia-Romagna affronta un’emergenza strutturale sul fronte della sicurezza: nel 2025 la regione ha registrato 92 infortuni mortali sul lavoro e un aumento delle denunce totali salite a quota 76.818 (+1,3%).
In questo contesto, la realtà di Parma si muove in controtendenza con 7.605 denunce, segnando un calo dell’1,6% rispetto all’anno precedente.
Questo decremento territoriale posiziona la provincia in una “zona gialla” nazionale a minor incidenza di mortalità, distanziandola dalle aree regionali più critiche come Bologna, Modena e la Romagna.
Il monitoraggio dell’Osservatorio Infortuni CGIL Emilia-Romagna evidenzia una media drammatica di circa otto decessi al mese a livello regionale.
Nonostante il calo complessivo delle denunce a Parma, i sindacati locali mantengono alta l’allerta sui fattori di rischio latenti:
- Piccole imprese: L’88% degli incidenti mortali nel parmense si concentra in aziende con meno di 50 addetti, dove i sistemi di prevenzione sono spesso meno strutturati.
- Logistica e movimentazione: Il comparto logistico dei quartieri industriali (es. quartiere SPIP) registra eventi gravi legati alla movimentazione di merci e mezzi pesanti.
- Settore agricolo ed edile: Le cadute dall’alto e il ribaltamento di macchinari agricoli rimangono le cause principali dei traumi fatali in provincia.
L’emergenza silenziosa degli infortuni in itinere
I dati INAIL evidenziano una crescita netta dei decessi stradali durante il tragitto casa-lavoro. A Parma si contano 11 morti e circa 900 feriti all’anno in itinere.
Questo dato ha spinto la Regione a siglare protocolli straordinari con l’Osservatorio per la Sicurezza Stradale per attivare campagne di prevenzione mirate nei distretti industriali regionali.








