Recenti inchieste condotte dall’unità investigativa di Greenpeace Italia e dalla trasmissione televisiva Report hanno rivelato che l’Italia ha continuato a inviare petrolio e carburante verso aziende israeliane strettamente legate alla catena di approvvigionamento delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).
Secondo il dossier intitolato “Fueling the Genocide in Gaza”, tra giugno 2024 e novembre 2025 sono state identificate almeno 17 spedizioni di greggio e combustibili partite dai porti italiani e destinate a infrastrutture energetiche in Israele.
Il combustibile è stato inviato ad aziende israeliane che riforniscono direttamente il ministero della Difesa. Tra i carichi monitorati, alcuni sono partiti dal porto di Taranto e riguardavano greggio estratto dal giacimento Tempa Rossa in Basilicata.
L’inchiesta evidenzia come il petrolio e i suoi derivati siano essenziali per alimentare i bombardieri, i tank e i veicoli militari utilizzati nelle operazioni a Gaza e nel sud del Libano.
Oltre al petrolio greggio, sono state registrate spedizioni per oltre 220 mila chilotonnellate di carburante tra la fine del 2023 e il 2025.
Le organizzazioni denunciano che queste forniture potrebbero configurarsi come una violazione degli obblighi internazionali dell’Italia, esponendo il Paese e le aziende coinvolte al rischio di complicità in crimini di guerra o atti di genocidio.
Greenpeace e altre associazioni chiedono al governo italiano di sospendere immediatamente l’invio di petrolio e carburante che possano avere finalità militari. Chiedono inoltre trasparenza sulle autorizzazioni all’export verso Israele, smentendo il presunto stop totale alle forniture militari dichiarato dalle autorità.
Un’altra richiesta è rispettare i trattati internazionali che vietano il trasferimento di beni che potrebbero essere utilizzati per commettere gravi violazioni dei diritti umani.
Questi dati emergono in un contesto di forte pressione internazionale, con organizzazioni come Amnesty International e Oil Change International che monitorano costantemente le “rotte del combustibile” che alimentano il conflitto.








