In Italia, il rispetto delle scadenze di pagamento rimane una sfida strutturale per il sistema produttivo. Sebbene i tempi medi di attesa stiano gradualmente diminuendo, la puntualità “al giorno esatto” mostra segnali di flessione, riflettendo un’economia a due velocità che varia sensibilmente per dimensioni aziendali e area geografica.
Di seguito un’analisi dettagliata basata sui dati degli osservatori CRIBIS e Cerved riferiti al 2025 e inizio 2026.
La “fotografia” della puntualità
Meno della metà delle imprese italiane onora le fatture entro la data pattuita. Pagatori puntuali: a fine 2025, solo il 43,4% delle aziende ha pagato alla scadenza, in calo rispetto al 45,1% dell’anno precedente.
Ritardi lievi: quasi la metà del mercato (circa il 50%) salda i debiti con un ritardo entro i 30 giorni. Ritardi gravi: le imprese con ritardi superiori ai 90 giorni si attestano intorno al 4,1%, una quota fortunatamente in lieve miglioramento o stabilità rispetto al passato.
Tempi medi in calo, ma scadenze sotto pressione
Paradossalmente, mentre la puntualità cala, i giorni medi di pagamento complessivi si stanno accorciando. Grandi imprese: passate da circa 77 giorni di media a 73. Medie imprese: si confermano le più virtuose, con tempi medi di 63 giorni e una migliore tenuta della puntualità.
Micro e piccole imprese: restano le più fragili, con pagamenti medi intorno ai 50-56 giorni, ma con una maggiore esposizione alle crisi di liquidità che causa frequenti slittamenti delle scadenze.
Il divario geografico e settoriale
L’Italia conferma una spaccatura netta tra le diverse aree del Paese. Nord-Est virtuoso: regioni come Lombardia e Veneto registrano i tassi di puntualità più alti (oltre il 51% in alcune aree). Criticità al Sud e Isole: in Sicilia e Calabria la puntualità scende drasticamente, con percentuali di pagatori regolari che faticano a superare il 30%.
Settori a rischio: il comparto della ristorazione (8,1% di ritardi gravi) e delle costruzioni (7,1%) sono quelli che soffrono maggiormente la mancanza di puntualità. Al contrario, chimica e farmaceutica risultano tra i settori più affidabili.
Impatto economico
Il mancato rispetto delle scadenze non è solo una cattiva abitudine, ma un freno alla crescita. Si stima che il 54% delle imprese subisca ritardi negli incassi, costringendo il 59% di esse a bloccare investimenti previsti per l’ampliamento di prodotti o nuove assunzioni. Per arginare il fenomeno, il Ministero dell’Economia ha fissato gli interessi di mora al 2,15% per il primo semestre del 2026 per le transazioni commerciali.








