Oltre 16 milioni di cittadini in Italia soffrono di disturbi psicologici di media e grave entità, un dato in crescita del 6% negli ultimi anni che fotografa una vera e propria emergenza sociale.

Nonostante la rilevanza del fenomeno, parlarne in modo integrato rimane complesso a causa di barriere culturali ancora radicate.

I numeri raccolti dalle principali istituzioni sanitarie mostrano come il malessere psichico sia ormai strutturale all’interno del tessuto sociale europeo:

  • 110 milioni di persone convivono con un disturbo mentale all’interno dei paesi dell’Unione Europea.
  • Ansia e depressione si confermano i disturbi più diffusi e in costante aumento nella popolazione generale.
  • Il genere femminile registra una prevalenza maggiore: a livello globale si stimano circa 620 milioni di donne colpite rispetto a 552 milioni di uomini, con tassi di depressione maggiore che mostrano un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini.

La fascia d’età più colpita dall’attuale incremento di richieste di supporto è quella degli under 25. La pandemia di Covid-19 ha agito da forte acceleratore di tendenze negative già visibili dai primi anni 2000:

  • I numeri del disagio: nei paesi UE, circa 11,2 milioni di bambini e adolescenti (il 13% della popolazione giovanile) convivono con problematiche di salute mentale.
  • Sintomatologia comune: tra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni l’ansia tocca l’8% della popolazione e la depressione il 4%, con un impatto particolarmente severo sulle ragazze.
  • Emergenza pronto soccorso: negli ultimi anni gli accessi alle strutture d’urgenza per comportamenti autolesionistici tra i giovani sono aumentati fino a 10 volte rispetto al passato.

L’origine di questa diffusione non è da ricercare solo in fattori biologici o ereditari. Il contesto sociale attuale genera nuove forme di sofferenza psicologica, tra cui spiccano l’eco-ansia (la paura cronica del collasso ambientale), l’instabilità geopolitica e la precarietà economica.

A fronte di questa crescente domanda di cura, i servizi pubblici faticano a offrire risposte tempestive. Il passaggio assistenziale tra la neuropsichiatria infantile e i dipartimenti di salute mentale per adulti presenta ancora forti criticità strutturali, lasciando spesso i giovani adulti senza continuità terapeutica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), patologie come la depressione, i disturbi dello spettro psicotico o i disturbi del comportamento alimentare richiedono un approccio integrato. È necessario trattare la salute del cervello non solo tramite terapie farmacologiche, ma con risposte sociali, reti di supporto sul territorio e un potenziamento delle psicoterapie accessibili a tutti i cittadini.

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