L’attuale rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump è caratterizzato da una fase di “disgelo” diplomatico e prove di ricucitura, dopo mesi di forti tensioni geopolitiche. Il recente faccia a faccia di metà giugno, a margine della cena dei leader al G7 di Évian-les-Bains, in Francia, ha segnato un tentativo concreto di superare i duri attriti personali e politici sorti nella prima parte dell’anno.

I due leader sono stati protagonisti di un atteso incontro chiarificatore volto a rompere il ghiaccio dopo settimane di incomunicabilità. L’atmosfera tra la Presidente del Consiglio italiana e il Presidente statunitense si è divisa tra formale diplomazia e scambi più distesi.
Davanti ai colleghi europei, Meloni ha cercato di smorzare la freddezza dichiarando che “siamo sempre stati amici”, affermazione a cui Trump ha replicato con una parziale stoccata dicendo “mi avete abbandonato”.
Al di là dei siparietti, l’incontro è stato un “utile scambio” incentrato sulla necessità primaria di “tenere unito l’Occidente” in uno scenario globale frammentato.
Il rapporto solido del passato (quando Trump definiva pubblicamente Meloni “un’amica e una grande leader”) era crollato nella primavera del 2026 a causa di profonde divergenze strategiche.
Il principale punto di rottura ha riguardato la gestione della sicurezza nel Golfo e i rapporti con l’Iran. Trump ha duramente criticato l’Italia accusando Palazzo Chigi di non aver sostenuto adeguatamente la strategia militare e di pressione di Washington. “L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei”, aveva lamentato il tycoon, giudicando tardiva la disponibilità italiana all’invio di dragamine nello Stretto di Hormuz.

Trump si era detto “scioccato” dalle posizioni di Meloni a difesa del Pontefice su determinati dossier etico-diplomatici, giudicando la Premier italiana “cambiata” rispetto al passato e non più abbastanza ferma sulle posizioni sovraniste originarie.
Fin dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, Giorgia Meloni ha dovuto bilanciare la sua identità politica di destra con una rigida linea filo-atlantista, europeista e di pieno sostegno all’Ucraina. Questo posizionamento l’ha inevitabilmente allontanata dall’isolazionismo del “First America” trumpiano.
Nonostante l’incontro in Francia abbia messo la “ruggine alle spalle” sul piano formale, gli analisti evidenziano come la relazione personale non tornerà facilmente all’allineamento totale degli inizi.
Per blindare i rapporti italo-statunitensi, il governo italiano si sta affidando a canali diplomatici paralleli guidati dai ministri chiave: il ministro degli Esteri Antonio Tajani mantiene un dialogo costante con il Segretario di Stato Marco Rubio, così come il ministro della Difesa Guido Crosetto lavora a stretto contatto con il capo del Pentagono Pete Hegseth.
Il rapporto attuale si configura quindi non più come un’affinità ideologica “emotiva”, bensì come una cooperazione pragmatica obbligata, guidata dalla comune consapevolezza che la stabilità della NATO e la compattezza dell’Occidente restano prioritarie per entrambi i Paesi.





