La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, segnando il primo storico passo del Parlamento italiano verso il ritorno all’energia atomica dopo oltre trent’anni. La votazione a Montecitorio si è conclusa con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti.

Il testo passa ora all’esame del Senato per la definitiva conversione in legge.
Il disegno di legge delega, promosso dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, punta a reinserire l’energia atomica nel mix nazionale per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Il provvedimento approvato non delinea la costruzione di vecchi e massicci impianti di terza generazione, bensì punta sulle tecnologie civili di ultima generazione. Il ddl concede al Governo 12 mesi di tempo per emanare i decreti legislativi attuativi che dovranno normare tre aspetti fondamentali:
- Small Modular Reactors (SMR): l’adozione di reattori modulari di piccole dimensioni, considerati più flessibili e sicuri.
- Quarta generazione e fusione: lo sviluppo di tecnologie avanzate per il riprocessamento del combustibile e l’investimento sulla futura energia da fusione.
- Scorie radioattive: la definizione di regole certe per la gestione e lo smaltimento sicuro dei rifiuti radioattivi.

L’obiettivo a lungo termine, già tracciato nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), prevede una capacità installata tra gli 8 e i 16 GW entro il 2050, arrivando a coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale.
Il via libera di Montecitorio è stato accolto con entusiasmo dalla maggioranza di governo. Il ministro Pichetto Fratin ha definito il voto “un passo importante” e indispensabile per garantire la sicurezza energetica del Paese e la riduzione delle bollette.
Di parere opposto le opposizioni e i movimenti ambientalisti, come Greenpeace Italia, che hanno aspramente criticato la decisione. Le forze di minoranza (tra cui Alleanza Verdi e Sinistra) hanno parlato di “pagina nera per la democrazia”, accusando l’esecutivo di voler ignorare la storica volontà popolare espressa nei passati referendum.
Tra i principali argomenti sollevati dai contrari figurano:
- I costi elevati di implementazione rispetto alle fonti rinnovabili tradizionali.
- I tempi lunghi necessari a rendere operativi i primi piccoli reattori.
- L’atavico problema della localizzazione e gestione del Deposito Nazionale per le scorie.
Il cammino normativo è appena iniziato. Il testo della legge delega dovrà ricevere il secondo via libera definitivo dal Senato. Solo successivamente il governo potrà iniziare a redigere i decreti attuativi tecnici, i quali dovranno definire il quadro giuridico, i sistemi di sicurezza e i criteri per le future installazioni industriali sul territorio nazionale.





