Il caso dei docenti aggrediti nei pressi dell’Itis di Parma si arricchisce di un nuovo, teso capitolo legale e mediatico. Dopo la diffusione dei video dello scontro e la decisione iniziale dei docenti di non sporgere querela per “scelta educativa”, la famiglia di un diciassettenne indagato ha capovolto la narrazione, presentando una controdenuncia.

Secondo la madre del giovane, sarebbe stato il professore a far scattare la violenza verbale e fisica, colpendo il ragazzo e rivolgendogli pesanti insulti a sfondo razziale. La replica e la linea di difesa del docente, tuttavia, smentiscono categoricamente questa ricostruzione.
Il professore ha respinto fermamente ogni accusa di razzismo o di aggressione unilaterale. Secondo la sua ricostruzione dei fatti, tutto è iniziato durante la pausa pranzo all’interno del perimetro scolastico, quando ha redarguito lo studente che aveva lanciato una lattina contro un’auto in sosta.
Il docente ha dichiarato di essere stato seguito e “aspettato fuori dall’istituto” dal giovane e da altri coetanei.
Il professore nega dunque di aver sferrato un calcio gratuito o insultato il ragazzo per primo, parlando invece di una reazione istintiva di protezione di fronte a un atteggiamento minaccioso e ravvicinato.

La difesa del docente fa leva sulla totalità dei filmati acquisiti dagli inquirenti, evidenziando come i ragazzi lo abbiano accerchiato in un parco pubblico in un chiaro atto di intimidazione di gruppo.
Fin dalle prime ore successive all’evento, il professore ha cercato di ridimensionare la portata della “rissa” sui media, contestando il fatto che lui e il collega fossero stati “massacrati” o “pestati a sangue”. La sua iniziale scelta di non denunciare i minorenni – poi comunque indagati d’ufficio dalla Procura per violenza, lesioni e minacce aggravate – era motivata dalla volontà di non distruggere il futuro dei ragazzi, lasciando che fosse la sanzione scolastica (una sospensione di 30 giorni) a operare come strumento di maturazione.
Di fronte alla controdenuncia dei genitori, la posizione del docente rimane ferma: non vi è stata alcuna condotta discriminatoria. Le parole forti e i contatti fisici visibili nei video sarebbero esclusivamente il risultato del tentativo di contenere un gruppo inferocito di adolescenti in un contesto di forte pericolo per l’incolumità propria e del collega presente.






