Nella giornata di ieri, lunedì 22 giugno, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni sia da leader del Partito Laburista sia da capo del governo, cedendo a una crescente e ormai insostenibile rivolta interna al suo stesso partito.

A soli due anni dallo storico trionfo elettorale del 2024, Starmer diventa così il sesto premier a essere “bruciato” nei dieci anni trascorsi dal referendum sulla Brexit.

Con gli occhi lucidi e la voce visibilmente incrinata, Sir Keir Starmer si è presentato davanti al numero 10 di Downing Street per pronunciare il discorso che ha sancito la fine del suo esecutivo. «Ogni decisione che ho preso è stata per mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo mi dimetto», ha dichiarato l’oramai ex leader laburista, ammettendo di non essere più la persona adatta a guidare il Labour verso le prossime elezioni generali.

Il drammatico declino politico di Starmer è stato accelerato da una combinazione di fattori economici e insuccessi elettorali:

  • Crisi del costo della vita: l’inflazione, salita fino al 3,8% durante il suo primo anno di mandato, è rimasta stabilmente sopra i target della banca centrale.
  • Il tracollo elettorale: nella primavera del 2026, il Labour ha subito perdite catastrofiche nelle elezioni locali in Inghilterra, Galles e Scozia.
  • Sorpasso nei sondaggi: il partito è scivolato regolarmente nei sondaggi, tallonato e talvolta superato dalle forze di destra come Reform UK.
  • Ammutinamento del Gabinetto: l’estenuante pressione politica è culminata nei giorni scorsi con le dimissioni in blocco di quattro ministri chiave (tra cui il titolare della Difesa), lasciando il premier isolato.

L’uscita di scena di Starmer ha scosso i mercati e le diplomazie globali, già tese per i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Tra le reazioni più discusse vi è stata quella del presidente statunitense Donald Trump che, tramite la piattaforma Truth Social, ha commentato duramente l’evento accusando Starmer di aver fallito sulle politiche migratorie ed energetiche.

Starmer ha già informato Re Carlo III della sua decisione e rimarrà in carica per gli affari correnti fino a settembre. Come riportato dalla BBC, il comitato esecutivo del Partito Laburista aprirà le votazioni per la nuova leadership il 9 luglio, per poi chiuderle formalmente a metà mese.

Il grande favorito alla successione è Andy Burnham, il carismatico ex sindaco di Greater Manchester. Giurato come deputato a Westminster proprio nelle stesse ore delle dimissioni di Starmer, Burnham ha già confermato la sua candidatura. Con il ritiro anticipato di possibili sfidanti interni, la strada sembra ormai spianata per l’ascesa del “Re del Nord” alla guida del Regno Unito.

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