L’ex editore e imprenditore Valter Lavitola è indagato dalla Procura di Roma con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Nei confronti di Lavitola, i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) contestano i gravissimi reati di strage e associazione mafiosa.

La svolta è emersa in questi primi giorni di luglio, a ridosso dell’arresto dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. I pubblici ministeri ritengono che Lavitola abbia orchestrato l’azione, chiedendo a uno dei complici di reperire il materiale esplosivo impiegato per la bomba.
La figura chiave del collegamento sarebbe Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e presunto intermediario con gli esecutori. I giornali hanno evidenziato che Tavares è stato descritto dagli inquirenti come un dipendente o un frequentatore del ristorante legato a Lavitola.
Lavitola è accusato anche di aver aiutato l’intermediario a fuggire e ad allontanarsi dall’Italia subito dopo l’esplosione. I fatti risalgono alla sera del 16 ottobre 2025. Un ordigno rudimentale ad alto potenziale venne fatto esplodere a Pomezia, davanti al cancello della villetta dove vive il giornalista della Rai con la sua famiglia.
La deflagrazione distrusse due vetture e danneggiò le mura esterne della proprietà. Nonostante la gravità e la paura ingenerata, non si registrarono feriti. Le indagini, inizialmente orientate verso piste estere o ritorsioni politiche legate alle inchieste giornalistiche di Report, hanno infine imboccato la pista della criminalità organizzata campana prima di arrivare al nome dell’ex editore dell’Avanti.

La notizia dell’iscrizione di Lavitola nel registro degli indagati ha generato forte sconcerto, a partire dallo stesso Ranucci. Il giornalista ha dichiarato pubblicamente di considerare l’uomo un “amico vero” e una sua storica fonte informativa. I due si sentivano regolarmente al telefono per motivi professionali e personali.
Ranucci si è detto “stordito” e, pur confermando massima fiducia nell’operato della magistratura, ha espresso un’iniziale convinzione dell’innocenza di Lavitola. Il conduttore ha ipotizzato che l’attentato potesse essere, in realtà, un messaggio trasversale destinato a qualcun altro anziché un tentativo di colpirlo direttamente.
I Carabinieri hanno già posto sotto sequestro i computer e i telefoni cellulari in possesso di Valter Lavitola. La Procura di Roma intende analizzare i dispositivi elettronici per tracciare comunicazioni, flussi finanziari o messaggi scambiati a ridosso dell’autunno del 2025, al fine di individuare il reale movente del reato.
Lavitola, dal canto suo, ha fatto sapere tramite dichiarazioni stringenti che chiarirà la propria posizione davanti ai magistrati.





