A Parma e provincia mancano attualmente 133 medici di famiglia, un dato critico emerso dalle ultime mappature delle zone carenti pubblicate a luglio 2026. La carenza di Medici di Medicina Generale (MMG) sta ridisegnando la mappa dell’assistenza sanitaria sul territorio ducale, lasciando intere aree con ambulatori sguarniti e costringendo i professionisti rimasti a farsi carico di un numero sempre maggiore di assistiti.

Un buco assistenziale che non dipende da una improvvisa mancanza di vocazione nei giovani laureati, ma da fattori strutturali che stanno allontanando le nuove generazioni da questa professione.
La carenza a Parma contribuisce al pesante deficit dell’Emilia-Romagna, dove i bandi regionali per coprire i posti vacanti continuano a registrare esiti insoddisfacenti (con moltissimi giovani medici che rinunciano all’incarico per preferire le scuole di specializzazione ospedaliera).
A peggiorare il quadro locale si aggiunge l’ondata di pensionamenti che da tempo sta colpendo i medici di base in servizio nel territorio della provincia. Oltre ai medici di famiglia tradizionali, si registrano forti disagi anche sul fronte della continuità assistenziale (ex guardia medica). Diverse segnalazioni, come quelle giunte dal comune di Sorbolo Mezzani, evidenziano l’assenza del medico nei fine settimana, costringendo l’utenza a spostarsi direttamente verso i presidi di Parma.
Il dibattito politico e sindacale è acceso. Secondo le denunce sollevate dagli esponenti locali della sanità e riportate dalla stampa territoriale, la professione soffre di un problema di scarsa attrattività legato alla gestione organizzativa.

I motivi principali del disaffezionamento comprendono:
- Il carico burocratico opprimente: I medici passano più tempo a compilare scartoffie e ricette elettroniche che a visitare i pazienti.
- Disparità nei compensi: Viene segnalato che l’Azienda USL di Parma applicherebbe tassi di retribuzione oraria per la continuità assistenziale inferiori rispetto ad altre aziende sanitarie della stessa regione.
- Mancanza di tutele contrattuali: Il medico di base opera come libero professionista in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, dovendo sostenere in proprio i costi di gestione dell’ambulatorio, un modello che spaventa i neo-laureati rispetto alla stabilità del lavoro dipendente.
Per frenare la fuga e ottimizzare il tempo dei professionisti rimasti in attività, l’Azienda Usl di Parma ha siglato a inizio anno un accordo integrativo locale con i sindacati dei medici. L’obiettivo del piano è snellire le procedure amministrative e introdurre servizi di telemedicina, cercando di liberare ore preziose da dedicare esclusivamente all’assistenza clinica dei cittadini.
Resta tuttavia il nodo dei bandi regionali per i nuovi ingressi, che senza una riforma nazionale del settore rischiano di lasciare stabilmente sguarnite decine di poltrone mediche nella provincia parmense.





