Il nuovo anno scolastico 2026/2027 è ufficialmente iniziato, ma la ripresa della scuola in Italia si sta trasformando in una vera e propria emergenza climatica.

Mentre il calendario ufficiale prevede il ritorno sui banchi di milioni di studenti in date scaglionate tra il 7 e il 17 settembre, le temperature eccezionali di questa coda d’estate stanno riaccendendo un duro dibattito sulle condizioni strutturali dei nostri istituti.
Il Ministero dell’Istruzione ha confermato le date regionali. Ad esempio, lunedì 14 settembre toccherà a circa 2,3 milioni di alunni in sette regioni, tra cui Piemonte, Lombardia, Liguria e Marche. Tuttavia, l’ondata di caldo soffocante, che colpisce in particolare il Sud Italia con picchi ben superiori ai 30 gradi, ha spinto diversi sindaci a chiedere un rinvio.
Il Comune di Rosolini, in provincia di Siracusa, ha già firmato un’ordinanza per posticipare l’inizio delle lezioni al 21 settembre.

Nonostante le proteste dei sindacati e le richieste di far slittare l’avvio a ottobre, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha chiuso a modifiche generalizzate del calendario, facendo però emergere un dato allarmante: solo il 15% delle scuole italiane è dotato di condizionatori.
Come evidenziato dagli esperti di sanità, la riapertura riattiva immediatamente una fitta rete di contatti quotidiani tra aule, mense e trasporti. Con il ritorno in classe si registra già il consueto picco di disturbi respiratori, tosse e raffreddore tra i ragazzi, un fenomeno fisiologico legato alla condivisione prolungata degli spazi chiusi che puntualmente si ripercuote sulle famiglie.
L’inizio di questo anno scolastico ripropone quindi la necessità urgente di un piano strutturale nazionale, che non si limiti alla gestione dell’emergenza termica ma che ripensi l’edilizia scolastica in chiave moderna e sostenibile.





