In una nazione storicamente abituata alla fragilità dei palazzi della politica e a una durata media degli esecutivi che raramente supera l’anno e mezzo, la giornata del 4 settembre 2026 segna una svolta epocale. Con 1.413 giorni consecutivi alla guida del Paese, l’esecutivo di Giorgia Meloni sorpassa il leggendario primato del secondo governo di Silvio Berlusconi, riscrivendo gli annali della storia italiana.

La prima donna presidente del Consiglio nella storia d’Italia non è più “solo” una novità istituzionale, ma il volto del governo più stabile mai avuto dalla nascita della Repubblica. Un traguardo celebrato dalla maggioranza con orgoglio e un evento ufficiale a Bari, ma che impone anche un bilancio profondo tra promesse mantenute, opportunismi politici e sfide future.
Rimanere in sella per quasi quattro anni in Italia non è mai un caso. La straordinaria tenuta del governo Meloni poggia su una combinazione di fattori endogeni ed esogeni che gli analisti stanno studiando con attenzione:
- L’assenza di un’alternativa forte: le profonde e costanti divisioni all’interno dei partiti d’opposizione hanno tolto ossigeno a qualsiasi reale minaccia parlamentare, lasciando la coalizione di centrodestra priva di sfidanti compatti.
- L’equilibrio interno delle coalizione: nonostante i periodici scricchiolii e le naturali competizioni elettorali, gli alleati minori della coalizione (Lega e Forza Italia) si sono mossi in una posizione di relativa debolezza rispetto a Fratelli d’Italia, riducendo il potere di ricatto interno che in passato aveva fatto cadere decine di governi.
- Pragmatismo e “galleggiamento”: di fronte a uno scenario geopolitico internazionale drammatico e in continua mutazione, Palazzo Chigi ha saputo alternare l’orgoglio identitario a una forte dose di realismo politico, adattando la propria agenda per evitare rotture traumatiche con i mercati e con le istituzioni europee.

Il record numerico della stabilità non viaggia nel vuoto, ma si scontra inevitabilmente con la realtà del Paese. Il bilancio di questi quattro anni mostra dinamiche complesse e pareri fortemente polarizzati tra sostenitori e critici.
I punti di forza rivendicati dalla maggioranza:
- Il mercato del lavoro: dal momento dell’insediamento a oggi, l’occupazione ha mantenuto una traiettoria complessivamente positiva, registrando tassi di crescita che la maggioranza rivendica come il successo cardine delle proprie politiche economiche.
- Sicurezza e immigrazione: i decreti varati nel corso del mandato hanno impresso una stretta legislativa sui temi della sicurezza urbana e del contrasto all’immigrazione irregolare, un comparto che ha visto un calo significativo degli approdi via mare.
- Tenuta dei conti: nonostante le turbolenze sui mercati e l’alto debito, l’esecutivo è riuscito a garantire l’ordine della finanza pubblica e la stabilità dello spread, rassicurando gli investitori internazionali.
Promesse elettorali disattese: molti osservatori fanno notare come i nodi strutturali legati al caro vita e alla crescita economica reale siano rimasti irrisolti. Rispetto alla roboante campagna elettorale del 2022, diverse promesse radicali sono state limate o accantonate per fare i conti con i vincoli di bilancio.
Riforme in stallo: la stabilità politica non si è sempre tradotta in riforme strutturali profonde, con l’opposizione che accusa il governo di aver “galleggiato” sulle emergenze anziché modernizzare il Paese.






