Il rumore dei treni ad alta velocità rappresenta un fattore di stress significativo per i bovini, con conseguenze che vanno dal calo della produttività a seri rischi per la sicurezza ferroviaria.

Mentre il rumore stradale è spesso continuo, il passaggio di un treno veloce genera un picco acustico improvviso (effetto “startle”) che può superare i 100 dB.
L’esposizione cronica o improvvisa all’inquinamento acustico ferroviario attiva risposte fisiologiche e comportamentali negative nelle mucche. Il rumore improvviso innesca la produzione di cortisolo (l’ormone dello stress), aumentando la frequenza cardiaca e l’ansia.
Studi riportano che livelli di rumore superiori a 70 dB nelle stalle o durante il pascolo possono ridurre la resa del latte e comprometterne la qualità.
Lo stress acustico è associato a un aumento del rischio di aborti e a una minore efficienza alimentare. Gli animali possono abbandonare le aree di pascolo adiacenti ai binari, riducendo la superficie utile per l’alimentazione.

Lo spavento causato dal fischio o dal passaggio rapido dei convogli può spingere i bovini a forzare le recinzioni e invadere i binari. Si sono registrati numerosi casi di mucche che invadono i binari a causa dello spavento, provocando blocchi della circolazione.
Gli impatti violenti tra treni e mandrie rappresentano un rischio di deragliamento e mettono a repentaglio la vita di passeggeri e animali. In zone con segnalazioni di animali vaganti, i treni sono spesso costretti a procedere a velocità ridotta, causando ritardi a catena su intere linee.
Per mitigare questi disagi, le ferrovie e gli allevatori adottano diverse strategie. Sebbene efficaci per il rumore di rotolamento, spesso sono troppo basse per i rumori aerodinamici dei treni più veloci. L’uso di musica classica o jazz nelle stalle può aiutare a mascherare i rumori esterni e ridurre i livelli di cortisolo negli animali.






