Vannacci, le ombre del generale fetecchia: soldi, Russia e la moglie del soldato

La leggenda del generale «Super fetecchia» ha crepe che le carte aiutano a misurare. Per capire davvero Roberto Vannacci bisogna stringere ancora l’inquadratura. Entrare nel suo cerchio più intimo, dove famiglia e politica finiscono per incontrarsi. È qui che compare Camelia Mihilescu, sua moglie. La «donna del soldato». Una presenza rimasta a lungo sullo sfondo che, quando si apre la macchina costruita attorno al generale, scopriamo essere già dentro.

Poi c’è Camelia Mihilescu. Per anni è stata raccontata come la presenza discreta accanto al generale: moglie, madre, famiglia. Le carte restituiscono una donna meno marginale. È figlia di un ufficiale di carriera dell’esercito romeno. Una famiglia militare e un rapporto professionale con l’ambiente accademico-strategico della Difesa romena.

È a Bucarest che incontra Vannacci. Anni dopo lo segue a Mosca durante l’incarico di addetto militare. Il Financial Times riferisce che Vannacci le attribuisce un ruolo nell’avere alimentato il proprio interesse per la vita e la cultura russe e che Camelia ricorda quel periodo come uno dei più belli.

È presidente di Generazione Xa, una delle strutture sorte attorno al progetto politico del marito. Nell’ambiente vannacciano la descrivono come la regista di molte scelte, e per la sua formazione, vicino ai militari, si rende inavvicinabile e molto schiva. La presidenza è un fatto ed è quello che conta. Lei non è solo la moglie. Quando si apre la porta del retrobottega politico di Vannacci, Camelia non è sulla soglia ad aspettarlo. È già dentro. E non da comparsa.

C’è anche una genealogia politica familiare che conduce più indietro. Secondo quanto ricostruito dalle nostre fonti, i nonni di Camelia simpatizzavano per la Legione dell’Arcangelo Michele di Corneliu Zelea Codreanu, la Guardia di Ferro: il movimento fascista, ultranazionalista e antisemita delle «camicie verdi» romene.

Camelia, oggi, sostiene Clin Georgescu, figura dell’estrema destra nazionalista e ortodossa romena, critico della Nato e dell’appoggio all’Ucraina, che ha elogiato Putin e figure storiche del fascismo romeno. Non è un’eredità automatica, naturalmente. È un altro tassello che rende assai meno neutro politicamente il retroterra della donna che oggi siede dentro la macchina di Vannacci.

Fonte: ilGiornale.it

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