Published On: Gio, Feb 20th, 2020

Rosaria Schifani: ‘Mio fratello arrestato, come se fosse morto per me’

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Le parole della vedova di uno dei poliziotti della scorta del giudice Giovanni Falcone che rimase ucciso nella strage di Capaci

E’ stato arrestato ieri, nell’ambito di un’operazione della Dia di Palermo, Giuseppe Costa, 53 anni fratello di Rosaria, la vedova di Vito Schifani, uno dei tre poliziotti morti nella strage di Capaci col magistrato Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, il 23 maggio 1992. E’ accusato di associazione mafiosa: sarebbe affiliato alla famiglia di Vergine Maria.

“È come se fosse morto ieri purtroppo”. Così Rosaria Costa parla su Repubblica.it dell’arresto di suo fratello nell’ambito di un’inchiesta su un clan di Palermo. “Sono devastata”, afferma la donna che ai funerali del marito pronunciò la frase divenuta simbolo della ribellione alla mafia: “io vi perdono, ma voi dovete inginocchiarvi”. “Mi hanno voluto colpire al cuore per quelle parole che ho detto. La mafia non mi fermerà, continuerò il mio impegno”, dice oggi. “Sono a pezzi”, le parole di Rosaria Costa in una conversazione riportata dal Corriere della Sera, che definisce il fratello “un cretino” con il quale ha “rapporti rarissimi, saranno passati due anni” dall’ultima volta. “Se le accuse saranno provate, dovranno buttare le chiavi della cella – aggiunge – La legge è uguale per tutti. Mi dissocio da tutti, da mio fratello e da questi mafiosi che avvelenano il mondo. Mi telefonano tanti adesso, dicendo che mi sono vicini. Ma non sono vicina io a quest’uomo che il destino mi ha assegnato come una croce, adesso sono pronta a ripudiarlo“.

Giuseppe Costa, per conto della cosca avrebbe tenuto la cassa, gestito le estorsioni, “convinto” con minacce le vittime – imprenditori e commercianti – a pagare la “tassa” mafiosa, assicurato alle famiglie dei mafiosi detenuti il sostentamento. Ristoranti, negozi, concessionarie di auto, imprese: nel quartiere pagavano tutti e Costa sarebbe stato tra i collettori del pizzo. Gli inquirenti lo descrivono come pienamente inserito nelle dinamiche mafiose della “famiglia”, tanto che, alla scarcerazione del boss della zona, Gaetano Scotto, per rispetto al padrino invita le sue vittime a dare il denaro direttamente a lui. L’indagine fotografa anche il ruolo di vertice che Scotto aveva riconquistato nel clan. Già accusato di mafia, il boss è ora parte civile nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino. Accusato ingiustamente da falsi pentiti fu condannato all’ergastolo e poi scarcerato. Oggi siede come vittima davanti ai tre poliziotti accusati di aver depistato l’indagine. Nel blitz di oggi è stato coinvolto anche il fratello Pietro, tecnico di una società di telefonia, anche lui accusato nell’inchiesta sull’uccisione di Paolo Borsellino. Per la polizia aveva captato la chiamata con cui il magistrato comunicava alla madre che stava per andare a farle visita nella sua abitazione di via D’Amelio davanti alla quale fu piazzata l’autobomba. Pietro Scotto, condannato in primo grado, era stato poi assolto in appello.

fonte ansa

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