L’Onu: in 43 milioni a rischio fame nei prossimi 3 mesi in Africa

 

Il numero di contagiati dal coronavirus nel mondo ha superato la soglia dei tre milioni, secondo un calcolo della Johns Hopkins University. Il numero dei casi confermati è esattamente 3.083.467. Il Paese più colpito sono gli Usa, con 1.002.498 casi. I morti sono 213.273.

Un miliardo di persone in tutto il mondo potrebbero ammalarsi di coronavirus: è l’allarme contenuto in uno studio dell’ong International Rescue Committee basato su modelli e dati dell’Oms e dell’Imperial College di Londra, riportato in prima dalla Bbc sul suo sito. Secondo il rapporto, si rischiano, inoltre, circa 3 milioni di vittime in decine di Paesi attraversati da conflitti o instabili.

“Questi numeri dovrebbero essere una sveglia”, ha commentato il presidente dell’Irc, David Miliband. “L’effetto devastante della pandemia deve ancora arrivare nelle zone più fragili e nei Paesi distrutti dalle guerre. I governi devono lavorare per eliminare ogni ostacolo agli aiuti umanitari”, ha aggiunto. Secondo la ricerca, saranno necessari aiuti umanitari e finanziari per rallentare la diffusione del virus soprattutto in Paesi come Afghanistan e Siria, che hanno bisogno di “fondi urgenti” per far fronte ad un’eventuale epidemia.

“Siamo lontani dalla fine della pandemia. L’Oms è preoccupata dai trend in crescita, ad esempio in Africa”, ha detto il direttore dell’Organizzazione Tedros Adhanom Ghebreyesus nel consueto briefing sul coronavirus. “La strada è ancora lunga, siamo impegnati a fare tutto ciò che è possibile per sostenere i Paesi. Ma il ruolo della politica è fondamentale, soprattutto quello dei Parlamenti”, ha sottolineato. Per voce del direttore per il Mediterraneo orientale Ahmed al-Mandhari, l’Organizzazione mondiale
della sanità ha poi lanciato un allarme sull’impatto che il coronavirus potrebbe avere nelle zone di conflitto in Medio Oriente ed ha esortato gli Stati della regione a non allentare le misure di confinamento. “Questa lotta è diventata ancora più impegnativa con la comparsa del virus in Paesi come la Siria, la Libia e lo Yemen”, ha dichiarato al-Mandhari.

Il Programma alimentare mondiale, agenzia dell’Onu, ha avvertito che il numero di persone a rischio di fame in Africa orientale potrebbe raddoppiare nei prossimi tre mesi a causa del coronavirus. Il Pam ha dichiarato che 43 milioni di persone rischiano di non avere accesso al cibo in nove Paesi: Etiopia, Kenya, Ruanda, Burundi, Gibuti, Eritrea, Somalia, Sud Sudan e Uganda.

STATI UNITI – L’America ha superato il milione di contagi da coronavirus, un terzo di quelli di tutto il mondo, con un bilancio delle vittime che sale a oltre 57mila. Secondo la John Hopkins University i casi di pazienti Covid-19 sono ora 1.002.498. Intanto, Anthony Fauci, immunologo e volto della scienza Usa nella task force della Casa Bianca, ha ribadito che, a suo parere, “un ritorno del virus negli Stati Uniti sarà inevitabile”, soprattutto se si riapriranno prematuramente le attività. Parlando ad un meeting dell’Economic Club di Washington in videoconferenza, Fauci ha spiegato che il Sars-CoV-2 ormai “si è diffuso a livello globale” e “non sparirà dal pianeta”.

REGNO UNITO – Torna a impennarsi a quota 586 il numero di morti da coronavirus censito nei soli ospedali del Regno Unito nelle scorse 24 ore, dopo il calo segnato ieri e l’altroieri da 360 e 413 decessi, il minino da fine marzo. Lo ha reso noto il ministro della Sanità Matt Hancock, nella conferenza stampa a Downing Street. Il totale dei morti sale così a 21.678, mentre i contagi si avvicinano a 160.000, con curva d’incremento appiattita attorno a 4.000 al giorno. Lo stesso sbalzo si era già registrato fra i numeri degli ultimi fine settimana e quelli dei giorni successivi, dovuto a ritardi nella raccolta dei dati riferiti a sabati e domeniche. Questi dati, inoltre, non comprendono i decessi extra-ospedalieri: almeno altri 4.316 secondo la statistica resa nota oggi e aggiornata al 17 aprile dall’Office for National Statistics (Ons), equivalente britannico dell’Istat italiano: statistica limitata a Inghilterra e Galles ma che, a differenza dei dati diffusi giornalmente dal ministero della Sanità, include appunto tutti i decessi accertati registrati fuori dagli ospedali e quelli in cui il Covid-19 sia sospettato solo come concausa. Quasi 3.100 di queste morti in più sono state individuate fra gli anziani delle case di riposo, 883 in abitazioni private, 190 negli hospice per malati oncologici e 86 “altrove”. Proiettando la stessa quota di decessi in più fino a ieri, e considerando anche Scozia e Irlanda del Nord, il totale attuale dei decessi aggiuntivi (rispetto agli oltre 21.000 conteggiati finora negli ospedali), il totale attuale reale di vittime legate direttamente o indirettamente al coronavirus nell’intero Regno potrebbe essere già attorno a quota 30.000.

AUSTRIA – Dal primo maggio sospese le limitazioni agli spostamenti. Restano però in vigore la distanza minima di un metro tra le persone e l’obbligo di indossare le mascherine. Lo ha annunciato il governo a Vienna. Da maggio saranno inoltre consentite manifestazioni con 10 partecipanti e funerali con 30 persone. Nei negozi raddoppia il numero dei clienti, da una persona ogni 20 metri quadri a una ogni 10.

SPAGNA – Con oltre 232mila contagi dall’inizio della pandemia, la Spagna è il secondo Paese al mondo più colpito dopo gli Stati Uniti, il terzo per numero di morti (quasi 24mila, dopo Usa e Italia), ma è il primo per numero di persone guarite (quasi 124mila). La prima fase di allentamento delle misure di contrasto al virus prenderà il via l’11 maggio (ad eccezione delle isole di Formentera, Gomera, La Graciosa ed El Hierro, dove inizierà il 4), quando potranno aprire alcuni piccoli commerci e i ristoranti potranno fare consegne a domicilio. E dopo il via libera alle passeggiate per i bambini nel weekend scorso, il premier Pedro Sanchez ha inoltre annunciato che da sabato 2 maggio anche gli adulti potranno svolgere attività sportive all’aperto. Intanto, sono 86 le case di cura sotto inchiesta a seguito di denunce da parte di famiglie o personale. Quaranta sono nella regione di Madrid, dove almeno 1.054 persone sono morte dopo essere risultate positive al coronavirus tra l’8 marzo e il 17 aprile. Ma secondo funzionari regionali, il virus ne avrebbe uccise molte altre, la maggior parte delle quali non sottoposta a test, per un totale di 5.668. Altri 20 centri sono sotto inchiesta in Catalogna, dove funzionari regionali affermano che 2.621 persone sono decedute dopo essere risultate positive o aver mostrato sintomi del Covid-19.

PORTOGALLO – Il Portogallo metterà fine allo stato d’emergenza sabato prossimo. Lo ha annunciato il presidente Marcelo Rebelo de Sousa. “Prevediamo che in futuro non sarà necessario ricorrere nuovamente allo stato d’emergenza; in caso contrario, la cosa
sarà ponderata”, ha spiegato il capo dello Stato. “I portoghesi – ha aggiunto – devono essere consapevoli che il contenimento è
ancora importante, che il controllo della situazione è ancora importante ed è per questo che stiamo facendo piccoli passi,
valutandoli costantemente”. Lo stato d’emergenza in Portogallo è in vigore dal 18 marzo, ma l’epidemia è sempre più sotto controllo come in altri Paesi europei. Al momento, si contano circa 25.000 contagi e 948 vittime.

RUSSIA – Vladimir Putin ha avvertito che la Russia non è ancora arrivata al picco dei contagi e ha quindi deciso di estendere fino all’11 maggio il periodo di non lavoro per frenare l’epidemia di Covid-19. La sospensione delle attività non essenziali era prevista sino alla fine di aprile. Putin ha ordinato al governo russo di preparare i provvedimenti necessari per poter, eventualmente, ridurre per gradi le restrizioni a partire dal 12 maggio. Ma “la situazione resta molto complicata”, ha ribadito Putin. I governatori potranno comunque adottare provvedimenti ad hoc in base alla situazione epidemiologica nella loro regione. Stamani le Autorità sanitarie russe avevano annunciato 6.411 nuovi casi di Covid-19: il numero giornaliero di contagi più alto registrato finora in Russia. Le persone risultate positive dall’inizio dell’epidemia sono in totale 93.558, più che in Cina e in Iran, almeno stando ai dati ufficiali. Le vittime sono invece 867, numero relativamente basso rispetto a quelli registrati in altri Paesi.

TURCHIA – Salgono a 114.653 i casi di coronavirus in Turchia, con 2.392 contagi registrati nelle ultime 24 ore su test 29.230 test effettuati. Le nuove vittime sono 92, per un totale di 2.992 decessi confermati dall’inizio della pandemia. Lo ha riferito nel suo bollettino quotidiano il ministro della Salute Fahrettin Koca. La Turkish Airlines, intanto, ha prorogato al 28 maggio la sospensione di tutti i suoi voli interni e internazionali.

CINA – Alla data di ieri, nessun decesso per coronavirus è stato segnalato nella Cina continentale per 13 giorni consecutivi. Secondo quanto reso noto da Mi Feng, portavoce della Commissione sanitaria nazionale, i casi complessivi confermati hanno raggiunto quota 82.836, mentre 4.633 persone sono morte a causa della malattia. Il portavoce segnala che nella giornata di ieri si è anche registrato il maggior numero di casi importati in un solo giorno. Secondo la Commissione, il numero totale di casi importati nella Cina continentale ha raggiunto quota 1.639 ieri; di questi, 1.087 sono stati dimessi dagli ospedali in seguito a guarigione.

IRAN – Salgono a 92.584 i casi di coronavirus in Iran, con 1.112 contagi registrati nelle ultime 24 ore, in aumento dopo essere scesi ieri per la prima volta da oltre un mese sotto la soglia dei mille al giorno. Le nuove vittime sono 71, per un totale di 5.877 decessi confermati dall’inizio dell’epidemia. Lo ha riferito il ministero della Salute. Intanto, è salito ad almeno 728 il bilancio delle vittime per aver ingerito alcol adulterato con la convinzione che aiutasse a proteggere dal virus. I casi di intossicazione registrati dallo scorso 20 febbraio sono oltre cinquemila in diverse province della Repubblica islamica, dove la vendita di alcol è vietata ma non mancano le denunce di episodi di contrabbando.

ARABIA SAUDITA – L’Arabia Saudita ha registrato 1.266 nuovi casi di coronavirus e 8 nuovi decessi, portando il numero totale di casi confermati nel Regno a 20.077 e il bilancio delle vittime a 152: lo ha riferito il ministero della Salute. Le Autorità saudite continuano ad esortare le persone a rimanere a casa, nonostante abbiano allentato alcune restrizioni e il coprifuoco all’inizio del mese sacro del Ramadan. E’ ora consentito uscire per necessità tra le 9 e le 17, ma rimane fondamentale indossare la mascherina e mantenere le misure di distanziamento sociale.

ARGENTINA – L’Argentina ha vietato tutti i voli commerciali interni e internazionali fino al primo settembre a causa della pandemia. Il Paese latinoamericano – che ha attualmente circa 4.000 casi e 192 morti – ha chiuso i suoi confini ai non residenti sin da marzo.

AUSTRALIA – A decine pronti a cavalcare le onde fin dal mattino presto a Bondi Beach, la spiaggia di Sydney che da oggi ha riaperto al pubblico, cinque settimane dopo le restrizioni imposte contro la diffusione del coronavirus, provvedimenti che le Autorità australiane stanno cominciando ad allentare. La misura era stata originariamente imposta in seguito alle troppe violazioni delle regole sul distanziamento sociale.

fonte ansa

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