La stima secondo uno studio basato su modelli e dati dell’Oms e dell’Imperial College di Londra. Negli Stati Uniti oltre 56mila decessi

Un miliardo di persone in tutto il mondo potrebbero ammalarsi di coronavirus: è l’allarme contenuto in uno studio dell’ong International Rescue Committee basato su modelli e dati dell’Oms e dell’Imperial College di Londra, riportato in prima dalla Bbc sul suo sito. Secondo il rapporto, si rischiano, inoltre, circa 3 milioni di vittime in decine di Paesi attraversati da conflitti o instabili.

“Questi numeri dovrebbero essere una sveglia”, ha commentato il presidente dell’Irc, David Miliband. “L’effetto devastante della pandemia deve ancora arrivare nelle zone più fragili e nei Paesi distrutti dalle guerre. I governi devono lavorare per eliminare ogni ostacolo agli aiuti umanitari”, ha aggiunto. Secondo la ricerca, saranno necessari aiuti umanitari e finanziari per rallentare la diffusione del virus soprattutto in Paesi come Afghanistan e Siria, che hanno bisogno di “fondi urgenti” per far fronte ad un’eventuale epidemia.

Le vittime nel mondo, secondo un calcolo fatto dall’agenzia Afp, sono 210.000. L’85% di esse è stato registrato fra Europa e Stati Uniti. Questi ultimi sono il Paese con il più alto numero di decessi (56.253), seguito da Italia (26.977), Spagna (23.822), Francia (23.293) e Gran Bretagna (21.092).

“Siamo lontani dalla fine della pandemia. L’Oms è preoccupata dai trend in crescita, ad esempio in Africa”, ha detto il direttore dell’Organizzazione Tedros Adhanom Ghebreyesus nel consueto briefing sul coronavirus. “La strada è ancora lunga, siamo impegnati a fare tutto ciò che è possibile per sostenere i Paesi. Ma il ruolo della politica è fondamentale, soprattutto quello dei Parlamenti”, ha sottolineato. Per voce del direttore per il Mediterraneo orientale Ahmed al-Mandhari, l’Organizzazione mondiale
della sanità ha poi lanciato un allarme sull’impatto che il coronavirus potrebbe avere nelle zone di conflitto in Medio Oriente ed ha esortato gli Stati della regione a non allentare le misure di confinamento. “Questa lotta è diventata ancora più impegnativa con la comparsa del virus in Paesi come la Siria, la Libia e lo Yemen”, ha dichiarato al-Mandhari.

STATI UNITI – I morti di coronavirus hanno superato i 56mila, una cifra che, scrivono già i media americani, sfiora le vittime Usa nei 20 anni della guerra in Vietnam (58 mila circa). E’ l’ultimo aggiornamento del sito della Johns Hopkins University. Donald Trump evoca la riapertura delle scuole prima della fine di questo anno accademico, almeno in alcuni Stati. “Alcuni di voi potrebbero iniziare a pensare alla riapertura delle scuole”, ha detto in una conference call con i governatori, secondo un audio ottenuto dal New York Times. Intanto, Anthony Fauci, immunologo e volto della scienza Usa nella task force della Casa Bianca, ha ribadito che, a suo parere, “un ritorno del virus negli Stati Uniti sarà inevitabile”, soprattutto se si riapriranno prematuramente le attività. Parlando ad un meeting dell’Economic Club di Washington in videoconferenza, Fauci ha spiegato che il Sars-CoV-2 ormai “si è diffuso a livello globale” e “non sparirà dal pianeta”.

REGNO UNITO – Si aggiungono almeno altri 4.316 morti alla conta delle vittime del coronavirus nel Regno Unito, secondo la statistica resa nota oggi e aggiornata al 17 aprile dall’Office for National Statistics (Ons), equivalente britannico dell’Istat italiano: statistica limitata a Inghilterra e Galles ma che, a differenza dei dati diffusi giornalmente dal ministero della Sanità, include anche tutti i decessi accertati registrati fuori dagli ospedali e quelli in cui il Covid-19 sia sospettato solo come concausa. Quasi 3.100 di queste morti in più sono state individuate fra gli anziani delle case di riposo, 883 in abitazioni private, 190 negli hospice per malati oncologici e 86 “altrove”. Proiettando la stessa quota di decessi in più fino a ieri, e considerando anche Scozia e Irlanda del Nord, il totale attuale dei decessi aggiuntivi (rispetto ai circa 21.000 conteggiati finora negli ospedali), il totale attuale reale di vittime legate direttamente o indirettamente al coronavirus nell’intero Regno potrebbe essere già attorno a quota 30.000.

AUSTRIA – Dal primo maggio sospese le limitazioni agli spostamenti. Restano però in vigore la distanza minima di un metro tra le persone e l’obbligo di indossare le mascherine. Lo ha annunciato il governo a Vienna. Da maggio saranno inoltre consentite manifestazioni con 10 partecipanti e funerali con 30 persone. Nei negozi raddoppia il numero dei clienti, da una persona ogni 20 metri quadri a una ogni 10.

SPAGNA – Si registra un calo dei decessi, con 201 morti nelle ultime 24 ore, mentre ieri le vittime erano stati 331. Lo indicano i dati diffusi dal governo. Il totale dei decessi nel Paese sale quindi a 23.822, oltre 210mila i contagiati e 102mila i guariti. Intanto, sono 86 le case di cura sotto inchiesta a seguito di denunce da parte di famiglie o personale. Quaranta sono nella regione di Madrid, dove almeno 1.054 persone sono morte dopo essere risultate positive al coronavirus tra l’8 marzo e il 17 aprile. Ma secondo funzionari regionali, il virus ne avrebbe uccise molte altre, la maggior parte delle quali non sottoposta a test, per un totale di 5.668. Altri 20 centri sono sotto inchiesta in Catalogna, dove funzionari regionali affermano che 2.621 persone sono decedute dopo essere risultate positive o aver mostrato sintomi del Covid-19.

PORTOGALLO – Il Portogallo metterà fine allo stato d’emergenza sabato prossimo. Lo ha annunciato il presidente Marcelo Rebelo de Sousa. “Prevediamo che in futuro non sarà necessario ricorrere nuovamente allo stato d’emergenza; in caso contrario, la cosa
sarà ponderata”, ha spiegato il capo dello Stato. “I portoghesi – ha aggiunto – devono essere consapevoli che il contenimento è
ancora importante, che il controllo della situazione è ancora importante ed è per questo che stiamo facendo piccoli passi,
valutandoli costantemente”. Lo stato d’emergenza in Portogallo è in vigore dal 18 marzo, ma l’epidemia è sempre più sotto controllo come in altri Paesi europei. Al momento, si contano circa 25.000 contagi e 948 vittime.

RUSSIA – Vladimir Putin ha avvertito che la Russia non è ancora arrivata al picco dei contagi e ha quindi deciso di estendere fino all’11 maggio il periodo di non lavoro per frenare l’epidemia di Covid-19. La sospensione delle attività non essenziali era prevista sino alla fine di aprile. Putin ha ordinato al governo russo di preparare i provvedimenti necessari per poter, eventualmente, ridurre per gradi le restrizioni a partire dal 12 maggio. Ma “la situazione resta molto complicata”, ha ribadito Putin. I governatori potranno comunque adottare provvedimenti ad hoc in base alla situazione epidemiologica nella loro regione.

CINA – Alla data di ieri, nessun decesso per coronavirus è stato segnalato nella Cina continentale per 13 giorni consecutivi. Secondo quanto reso noto da Mi Feng, portavoce della Commissione sanitaria nazionale, i casi complessivi confermati hanno raggiunto quota 82.836, mentre 4.633 persone sono morte a causa della malattia. Il portavoce segnala che nella giornata di ieri si è anche registrato il maggior numero di casi importati in un solo giorno. Secondo la Commissione, il numero totale di casi importati nella Cina continentale ha raggiunto quota 1.639 ieri; di questi, 1.087 sono stati dimessi dagli ospedali in seguito a guarigione.

ARABIA SAUDITA – L’Arabia Saudita ha registrato 1.266 nuovi casi di coronavirus e 8 nuovi decessi, portando il numero totale di casi confermati nel Regno a 20.077 e il bilancio delle vittime a 152: lo ha riferito il ministero della Salute. Le Autorità saudite continuano ad esortare le persone a rimanere a casa, nonostante abbiano allentato alcune restrizioni e il coprifuoco all’inizio del mese sacro del Ramadan. E’ ora consentito uscire per necessità tra le 9 e le 17, ma rimane fondamentale indossare la mascherina e mantenere le misure di distanziamento sociale.

ARGENTINA – L’Argentina ha vietato tutti i voli commerciali interni e internazionali fino al primo settembre a causa della pandemia. Il Paese latinoamericano – che ha attualmente circa 4.000 casi e 192 morti – ha chiuso i suoi confini ai non residenti sin da marzo.

AUSTRALIA – A decine pronti a cavalcare le onde fin dal mattino presto a Bondi Beach, la spiaggia di Sydney che da oggi ha riaperto al pubblico, cinque settimane dopo le restrizioni imposte contro la diffusione del coronavirus, provvedimenti che le Autorità australiane stanno cominciando ad allentare. La misura era stata originariamente imposta in seguito alle troppe violazioni delle regole sul distanziamento sociale.

fonte ansa

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