Il peso del lockdown ci affatica più dell’attività fisica intensa, ma si può reagire

Siamo chiusi in casa da quasi due mesi e in pochi casi abbiamo avuto una vita più sedentaria di così. Non camminiamo, non facciamo sport, non tiriamo tardi fino alle ore piccole di notte, ci dedichiamo tutt’al più alle pulizie di casa e a qualche incursione al supermercato. Eppure, non ci siamo mai sentiti altrettanto stanchi. Come mai? La spossatezza così comune in queste settimane non è altro che la risposta del nostro fisico a un sovraccarico mentale ed emotivo legato al protrarsi di una situazione di isolamento e di angoscia, tra mille problemi e poche certezze.  Eppure, possiamo reagire: anzi, dobbiamo farlo.

UN TEMPO SOSPESO – L’isolamento imposto dalla pandemia ci ha costretti a mettere “tra parentesi” tutte le nostre abitudini e le nostre sicurezze. Dalla rivoluzione del modo di lavorare, al timore di ammalarci o di perdere una persona cara, dalla preoccupazione per chi rischia di non poter riprendere la propria attività alla necessità di dover gestire i figlioli senza l’ausilio della scuola: sono tutte realtà che impattano duramente sulla nostra psiche e sulla nostra sfera emotiva. Tutto questo costa fatica più di un workout intenso in palestra. All’inizio abbiamo reagito con spirito e con baldanza, come hanno dimostrato i flash mob, gli applausi ai balconi e altre iniziative del genere. Ora la rassegnazione sta prendendo il sopravvento: proprio da qui viene il senso di spossatezza profonda e generalizzata che sperimentiamo diffusamente.

RACCOGLIAMO LE ENERGIE – Gli esperti ci rassicurano: viviamo una situazione molto particolare e la stanchezza che ci affligge è in larga misura normale. Le nostre attività quotidiane, anche se consuete,  come lavorare, tenersi in contatto con parenti e amici, conservare almeno un po’ di attività fisica, sono decisamente più faticose rispetto al modo in cui le pratichiamo quando siamo “liberi”.  Tenere fede ai nostri impegni, però, è di importanza fondamentale, perché paradossalmente meno siamo attivi più ci sentiamo stanchi.

NON VERGOGNIAMOCI – La noia, la tristezza, lo sconforto non sono stati d’animo di cui dobbiamo vergognarci. Accettiamoli per quello che sono: il segnale che stiamo tenendo duro in una condizione estrema, mai sperimentata prima. E non dimentichiamo che, come ogni cosa, anche questa situazione finirà. Non sappiamo quando né come, ma certamente finirà.

LA STRUTTURA DELLA GIORNATA – Avere una giornata ben pianificata, con una serie di attività che si susseguono ordinatamente, è un’arma vincente contro le sensazioni negative da isolamento, stanchezza compresa. Non per niente gli esploratori di inizio secolo e, in epoca nostra, gli astronauti e gli scienziati che vivono in condizioni estreme, combattono il senso di isolamento e le sensazioni negative tenendosi impegnati con un’agenda strutturata al minuto. Con le dovute differenze, dobbiamo ispirarci anche noi a questo schema, creando una routine di attività a cui attenersi il più possibile: svegliamoci all’ora consueta, dedichiamo ai pasti un momento preciso e definito, fissiamo uno schema orario per il lavoro, le incombenze domestiche, l’attività fisica e lo svago. Possiamo fare un planning quotidiano o settimanale, a cui attenerci e nel quale coinvolgere ad esempio, i bambini, con caselle da colorare e da “spuntare” su un tabellone ad hoc (crearne uno terrà i piccoli impegnati per un po’, regalando ai genitori un’ora di quiete, mentre per gli adulti basta un calendario o un’agenda). .

IL TELEFONO, LA NOSTRA VOCE – In questi ultimi giorni i dati delle società telefoniche lo registrano: siamo meno invogliati a telefonare agli amici e ai parenti, e le nostre conversazioni sono più brevi. Forse abbiamo meno cose da raccontare e da condividere, se non il disagio e la malinconia, e già fatichiamo a gestire i nostri per poter ascoltare quello altrui. Eppure queste relazioni a distanza, per quanto faticose, sono necessarie a noi quanto ai nostri cari. Concediamoci un breve sfogo e poi cerchiamo di mostrarci sereni e positivi, chiedendo agli altri di fare altrettanto.

IL MOVIMENTO FISICO AIUTA A VINCERE L’ANSIA – L’idea non piacerà a tutti, ma l’attività fisica, con tanto di fatica e di sudore, è il modo migliore per contrastare l’ansia e quindi per recuperare un po’ di energia. Dato che per qualche giorno ancora non potremo fare sport all’aria aperta, seguiamo un programma di allenamento utilizzando le app e gli streaming online: una sana stanchezza fisica libererà endorfine, alleate del buon umore, e ci aiuterà a dormire meglio di notte, restituendoci le forze.

PROGETTI – Non poter pianificare il nostro futuro è uno degli aspetti più faticosi e frustranti di tutta la situazione. Ricordiamo però che se i grandi piani a lungo termine sono difficili da immaginare, non è così per le cose più piccole ravvicinate. Accontentiamoci dunque di qualche piccolo progetto realizzabile già nella fase di lockdown.

QUANDO E’ IL CASO DI CHIEDERE AIUTO – Se però la stanchezza diventa invalidante e ci impedisce ad esempio di alzarci la mattina, lavarci e “metterci in pista” per le nostre incombenze quotidiane, può essere un segnale che è bene non sottovalutare. Può essere utile rivolgersi a un professionista, magari rivolgendosi al medico di famiglia o per mezzo di uno sportello di ascolto telefonico o tramite una piattaforma online: ne esistono diversi, a cura di diverse associazioni e rintracciabili sul Web, creati proprio per fronteggiare le difficoltà di questa situazione.
fonte tgcom24

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