Published On: Mer, Set 30th, 2020

LETTERA AL DIRETTORE

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Chi di terrapiattismo ferisce, di terrapiattismo perisce – PIZZAROTTI E FERRETTI: DUE SMEMORATI E CONTABALLE

 

 

Ritorna in auge il tormentone dello pseudo default che avrebbe lasciato Vignali e che tale pare essere rimasto nella testa del sindaco Pizzarotti e dell’assessore Ferretti.

È saggio ricordare che chi è uso a raccontare frottole deve almeno avere una buona memoria, una regola che pare non alligni nei pensieri dei due amministratori citati. Infatti, a settembre, dopo che ai primi di agosto alcune lettere alla Gazzetta di Parma sbugiardavano i conti del commissario Ciclosi e quando dell’argomento nessuno più parlava, l’assessore Ferretti lo riprende con una lunga lettera al quotidiano locale nella quale illustra “i numeri sul dissesto del Comune” dovuto principalmente ai forti debiti delle note “società partecipate del Comune”.

Non pago, l’assessore addita chi aveva affermato il contrario, cioè gli interlocutori epistolari, ed in primis ex consiglieri comunali, fra i quali sono anch’io, come poco accorti e privi di onestà intellettuale che spedivano lettere “improvvisate”. Affermazioni che denotano carenza di stile oltre ad essere indice di malcelato pregiudizio che, per chi non lo sapesse, è opinione preconcetta fonte di atteggiamenti ingiusti. Ma prima di tutto mente.

Quali i motivi di questo ritorno settembrino di fiamma? Lo si può solo intuire e si può opinare che questo intervento sia stato commissionato, absit iniuria verbis, per non lasciare l’ultima parola ai contradditori, una difesa d’ufficio.

Ma non è finita qui. L’assessore e pure il sindaco intervengono anche sul quotidiano on line “Repubblica Parma.it” non solo con le stesse argomentazioni, ma il sindaco addirittura categoricamente afferma che: “Parma nel 2012 rischiava il fallimento. Chi lo nega è come i terrapiattisti”! Ci ha fatto un regalo perché è come colui che offre la corda al boia che lo deve impiccare.

Prima di dimostralo andiamo con ordine contestando le ingiuste affermazioni dell’assessore che ritiene reale il dissesto del Comune lasciato dal sindaco Vignali specialmente a causa degli enormi debiti delle sue società partecipate. Peccato che l’assessore, con un passato “ubaldiano” e quindi facente parte del movimento politico cui pure apparteneva Vignali, abbia avuto un deficit mnemonico e dimenticato che della galassia di partecipate, a cui fa riferimento la Corte dei Conti, da lui chiamata in causa, durante l’amministrazione Vignali ne sono state costituite solo 3 su 33 e le più problematiche dal punto di vista del debito e con i cantieri già in corso (stu Stazione, stu Pasubio e Spip) erano state costituite tutte da Ubaldi prima dell’insediamento di Vignali.

La stessa cosa può dirsi per l’ammontare di debiti e crediti. Già altre persone, oltre al sottoscritto, hanno spiegato l’errore del commissario Ciclosi che oltre ai debiti non calcolò crediti e capitale netto, cosa che anziché una perdita portava ad un attivo di circa 600 milioni. Controprova: se la situazione fosse stata a rischio “default” come ha sempre dichiarato in consiglio comunale lo stesso Capelli “Ciclosi, che era un commissario prefettizio, avrebbe dovuto agire di conseguenza come è successo in altri comuni”.
Ricordo infatti che quando Ciclosi pubblicò le tabelline di molte società partecipate mettendo solo la colonna dei debiti, molti amministratori di quelle società che erano completamente in equilibrio protestarono sorpresi sui giornali dando i dati reali.
Inoltre Ciclosi aveva considerato debiti di alcune società che in realtà non rappresentavano debiti reali come la STU authority (in cui il debito di oltre 30 ml era completamente a carico di EFSA o il debito di Parma Gestione Entrate che in realtà è il saldo ICI che viene poi riversato nelle casse comunali).
A Parma in sostanza è stato considerato l’indebitamento complessivo di comune (con anche i residui passivi) e tutte le partecipate addirittura per intero (anche di quelle in cui il comune era socio per piccole quote) e questo dato è stato poi paragonato a quello di altre città senza le partecipate. Se i competenti sono come Ciclosi, poveri noi.

E proprio mentre Ciclosi pubblicava le sue tabelline, mettendo in cattiva luce il Comune di Parma, il Governo Monti aveva fatto un decreto per ridurre il debito pubblico ponendo l’attenzione sui comuni che avevano un debito pro-capite superiore alla media (32 enti) che era di 1235 euro per abitante; il Comune di Parma, secondo i dati di Banca d’Italia, avendo un indebitamento pro-capite di 883 euro per abitante, era escluso da quelle restrizioni.
Lo stesso Ferretti dimentica poi di dire che l’amministrazione Vignali non è stata giudicata per le opere pubbliche non essendo caduta per via elettorale ma per le dimissioni del Sindaco e che le opere più discusse e problematiche dal punto di vista del debito (stu Pasubio, Stazione, Ghiaia, Teatro dei Dialetti, ponte a nord) furono, e mi ripeto, tutte volute, decise, finanziate e appaltate dall’amministrazione precedente a quella di Vignali.

Ricordo, ad abundantiam, che il precedente commissario Signora Cancellieri, dopo la verifica straordinaria di cassa dell’ottobre 2011 (cofirmata dai revisori dei conti), affermò essere i 55 milioni giacenti nelle casse comunali “un buon punto di partenza”; mentre la verità sui conti fu sottolineata dal predecessore nell’assessorato di Ferretti, dott. Capelli, che nella sua relazione al bilancio affermò: “Il tema del debito del Comune di Parma è troppo importante per poterlo distorcere a fini politici.” e proseguì: “appaiono completamente infondate e fuori luogo le voci in ordine al dissesto del Comune di Parma e chi parla di dissesto parla quindi a sproposito oltre che in modo irresponsabile”.

Il Ferretti dimentica pure i 71 milioni che Vignali aveva ottenuto dal governo per Parma qualche giorno prima di dimettersi relativi alla cancellazione della metropolitana

È ora quindi di ritornare alle roboanti dichiarazioni del sindaco Pizzarotti che ci addita come “terrapiattisti”. Ho ricordato che chi conta balle deve avere una buona memoria ed il sindaco in primis. Infatti egli dimentica che a suo tempo in Consiglio Comunale (ove era pure presente l’assessore Ferretti e quindi il consiglio sulla buona memoria vale anche per lui) affermò, sempre categoricamente: “Non ci siamo tenuti alcun tesoretti. E nel 2012 nessun rischio default”. Queste affermazioni furono riprese dalla Gazzetta di Parma, ne pubblichiamo il resoconto dell’edizione on line.

Conclusione: alla luce della citata dichiarazione che negava il default, Il terrapiattista è proprio il sindaco Pizzarotti.; la morale da trarre, seguendo un vecchio adagio è: “Chi di terrapiattismo ferisce, di terrapiattismo perisce”!

Pensi piuttosto il sindaco Pizzarotti al degrado in cui versa Parma e alla totale mancanza di investimenti in questi ultimi anni per lo sviluppo della città, a parte qualche cantiere infinito per allargare inutilmente marciapiedi. E fa quasi tenerezza vederlo cercare di rimanere aggrappato a questa favola del default. Ma allora non aveva ancora forse considerato che questa balla ripetuta all’infinito ha rappresentato la sua assicurazione per essere rieletto e rimanere in Comune senza sforzo alcuno in termini amministrativi e quanta fortuna gli avrebbe dato in termini di consenso dire il contrario, passando poi per un gigante per aver fatto un “miracolo” che non c’era.
Signor Sindaco e signor Assessore, il pregiudizio è un brutto consigliere difficilissimo a morire, tanto che Albert Einstein una volta si lasciò sfuggire questa frase: “E’ più facile disintegrare l’atomo che superare un pregiudizio”.

Luigi Derlindati

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