Published On: Mer, Ott 14th, 2020

LETTERA AL DIRETTORE – Dopo la “pestata” sull’inesistente default di Vignali, il sindaco estrae un’altra punzecchiatura

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Quel patteggiamento senza capo né coda

Pizzarotti dopo essersi implicitamente dato del terrapiattista, torna alla carica col patteggiamento di Vignali, anche questo da riesaminare per i vizi che lo accompagnano. È ora che il sindaco, se è persona leale, quantifichi i danni che Vignali avrebbe arrecato al Comune e che sono alla base dello, lo posso dire, pseudo-patteggiamento

L’immaginifico, etimologicamente parlando, sindaco Pizzarotti non si smentisce. Un paio di settimane fa in Tv a “Parma Europa” il simpatico e bravo conduttore Adrasto Ferraguti, gli parlò del suo predecessore Pietro Vignali ed il sindaco, dopo essersi dichiarato lieto delle di lui recenti vittorie giudiziarie disse che Vignali aveva chiesto il patteggiamento (penso per risarcire un ipotetico danno arrecato al Comune) e lasciato allo stesso Comune la sua casa. Non credo che il sindaco abbia studiato latino, ma ne applica puntualmente una delle più note massime: “in cauda venenum”. Cioè: Vignali sì è stato graziato, però se ha patteggiato c’era qualcosa che non quadrava.
La stessa cosa ha insinuato una lettera del prof. Caroli alla Voce di Parma uscita il 27 settembre (dall’incomprensibile titolo “Sallusti e Vignali, innocente a sua insaputa”) nella quale citava un passo de “Il Fatto Quotidiano” contenuto nella rubrica tenuta dal direttore Marco Travaglio, “Ma mi faccia il piacere”, che affermava: “Nel 2015 Vignali patteggiò due anni di carcere per peculato e corruzione, cioè per aver derubato il suo Comune, che s’impegnò a risarcire con mezzo milione di euro. Si vede che era innocente ma si credeva colpevole”.

Dopo che il Tribunale di Bologna ha riabilitato Vignali e cancellato l’accezione penali del patteggiamento, le affermazioni del direttore del “Fatto” risultano essere una grossa bufala e lui pochissimo informato, cosa che per un giornalista del suo rango è squalificante, e mi spiace che il prof. Caroli che è persona colta e intelligente, conoscendo la sentenza del tribunale bolognese, non ne abbia colto l’errore.

Ebbene mi sento di affermare, con cognizione di causa, che quel patteggiamento fu “indotto”. Una cosa simile successe alla figlia di Ligresti che, contro il patteggiamento, ricorse in Cassazione ottenendone la cancellazione. La stessa cosa potrebbe fare Vignali, addirittura avvalorata dalla citata sentenza del Tribunale di Bologna e mi chiedo: un patteggiamento senza la citata accezione che valore ha?

I nemici, o meglio i persecutori di Vignali, non perdono occasione per tirargli la croce addosso ma non si accorgono che la tirano su sé stessi. Ci hanno provato coi debiti del Comune, col default che avrebbe lasciato Vignali; è sceso in campo addirittura l’assessore al Bilancio, Marco Ferretti, affermando che il grosso debito dipendeva da quelli delle società partecipate, mentre a sua volta il sindaco disse categoricamente che il default esisteva e chi lo negava era un “terrapiattista”, come abbiamo scritto nel numero scorso. Affermazioni addirittura risibili, dato che l’Assessore si dimostrò ignaro della realtà ed avesse preso per buoni i conti sbagliati del commissario Ciclosi che, da crasso incompetente, aveva dimenticato di considerare l’attivo nei conti del Comune ed aveva sommato, per dimostrare il debito, ai debiti del Comune tutti i debiti delle società partecipate, anche di quelle ove il Comune aveva una partecipazione irrisoria del 2%. Il sindaco fece, addirittura. di più, dimenticando di aver affermato nella riunione del Consiglio Comunale del 12 dicembre 2016, che “non esisteva nel 2012 alcun default”. Diede l’onorifico epiteto di “terrapiattisti” a coloro che negavano il default, che lui stesso negò esistesse! Chi era al corrente della situazione si sbellicò dalle risa, subito rientrate per la penosa sensazione di avere un sindaco “terrapiattista”.
Tornando al citato patteggiamento che ha portato nella proprietà del Comune la casa di Vignali (Comune che si disse erroneamente che si fosse costituito parte civile, l’eventuale processo non era stato nemmeno messo in agenda), essendo questo immobile ceduto per non si sa quali danni e non come dice travaglio, prendendo una cantonata, di aver derubato il suo Comune, sarebbe ora che il sindaco specificasse e quantificasse quei danni, e aggiungo se ci riesce. Ricordo che quando nel 2012 Pizzarotti entrò in carica, nelle casse del Comune vi erano 55 milioni ed in più altri 71 milioni ottenuti da Vignali, dal governo, per la rinuncia alla metropolitana. Nulla mi vieta di pensare che Pizzarotti sia persona leale con la città e con se stesso, quindi considerando quanto ha fatto il sindaco Vignali per Parma (non mi stancherò mai di dire che se Vignali non avesse cancellato il metrò, Parma si sarebbe davvero trovata, oltre che in bancarotta, sconquassata per anni), anziché trattenere un bene arrivato per un indotto patteggiamento, sarebbe da parte sua elegante e corretto restituire la casa a Vignali e contemporaneamente ringraziarlo per quanto ha fatto per la città. Per inciso, se Vignali, grazie alle sue conoscenze non avesse ottenuto dal Governo i 71 milioni e altri 11 per placare l’ira dell’impresa Pizzarotti privata del giocattolo metrò, il sindaco in carica avrebbe avuto molta difficoltà a finire la stazione ferroviaria e dovrebbe affrontare un pesante contenzioso con l’impresa sua omonima per la rinuncia alla metropolitana, il cui appalto già si era aggiudicata.

Una persona seria penso potrebbe pensare anche a questa ipotesi e comportarsi di conseguenza. Ne uscirebbe molto bene.

Luigi Derlindati

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